Incendi: CNA Sicilia chiede stato di crisi regionale e calamità nazionale


Pubblicato il 27 Luglio 2026

Danni alle imprese in tutte le province. Ieri a Termini Imerese incendio di vaste dimensioni. Servono interventi immediati

La CNA Sicilia lancia un appello urgente al governo regionale e nazionale: dichiarare lo stato di crisi e di emergenza regionale per gli incendi che stanno devastando l’Isola e attivarsi per ottenere lo stato di calamità naturale. Una richiesta che arriva dopo l’ennesima tragedia che ha colpito duramente il tessuto produttivo siciliano.

I roghi stanno mandando in fumo non solo boschi e patrimonio ambientale, ma anche attività produttive, posti di lavoro e la tenuta sociale di intere comunità in tutte le province della Sicilia. L’ultimo drammatico episodio si è verificato ieri a Termini Imerese, dove un incendio di vaste dimensioni ha distrutto i capannoni di diverse aziende, causando danni stimati in diversi milioni di euro. Un colpo durissimo per un’area che negli ultimi decenni ha già subito gli effetti di una grave crisi industriale.

“La gente e le imprese sono in ginocchio. Davanti a eventi di questa portata, non ci sono alibi burocratici che tengano”, dichiara Filippo Scivoli, Presidente di CNA Sicilia. “Chiediamo al Presidente della Regione e al Governo di ascoltare il grido di dolore che arriva dai territori e di agire ora. La dichiarazione dello stato di calamità e lo stanziamento dei fondi devono essere la priorità assoluta delle prossime ore. Le nostre imprese, già provate da anni di difficoltà, rischiano di chiudere per sempre se lasciate sole”.

“Oltre ai fondi, serve un metodo”, aggiunge Piero Giglione, Segretario di CNA Sicilia. “È fondamentale sedersi subito a un tavolo con tutti i soggetti coinvolti: Regione, Protezione Civile, Anci, e le organizzazioni imprenditoriali. Dobbiamo definire insieme criteri chiari, snellire le procedure, evitare che la ricostruzione si perda in mille rivoli. La CNA Sicilia è pronta a portare il proprio contributo di conoscenza del territorio e del tessuto produttivo. Il tempo è il fattore più critico: ogni giorno di ritardo è un colpo mortale per l’economia e la tenuta sociale delle aree colpite”.


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