In questi giorni tiene banco il caso dell’articolo di giornale finito al centro delle polemiche perché riportava, in modo maldestro, i comandi impartiti all’intelligenza artificiale. Apriti cielo: indignazione, accuse, moralismi e la solita corsa a puntare il dito contro chi avrebbe osato servirsi di uno strumento ormai diffusissimo. Oggi l’intelligenza artificiale viene usata ovunque: nelle […]
Intelligenza artificiale, scandalo o ipocrisia?
Pubblicato il 10 Aprile 2026
In questi giorni tiene banco il caso dell’articolo di giornale finito al centro delle polemiche perché riportava, in modo maldestro, i comandi impartiti all’intelligenza artificiale. Apriti cielo: indignazione, accuse, moralismi e la solita corsa a puntare il dito contro chi avrebbe osato servirsi di uno strumento ormai diffusissimo.
Oggi l’intelligenza artificiale viene usata ovunque: nelle aziende, nei software gestionali, negli studi professionali, nella ricerca, nella scrittura. Tutti la utilizzano perché velocizza il lavoro e aiuta a produrre contenuti. Però, se emerge nel giornalismo, allora diventa improvvisamente uno scandalo.
Il punto, invece, non è l’uso dell’IA. Il punto è un altro: com’è possibile che un refuso così clamoroso sia arrivato in pubblicazione? La risposta è semplice e amara: perché in troppi giornali non esiste più un vero controllo editoriale. Non ci sono più correttori di bozze, e spesso sembra che manchino anche redattori o caporedattori disposti a rileggere davvero ciò che viene pubblicato.
Nessuno si scandalizza per un accento sbagliato, per una punteggiatura approssimativa o per errori di scrittura sempre più frequenti. E allora il problema non è la tecnologia: il problema è l’assenza del controllo umano. E se non leggono nelle redazioni figuriamoci i lettori. Ma questo è un altro problema.
Scandalizziamoci meno se un professionista usa l’intelligenza artificiale, e indigniamoci di più per il fatto che nessuno controlla più ciò che finisce su un giornale. Perché il vero scandalo non è l’IA. È qualità dell’informazione.
Iena che osserva.





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