La stangata sugli autotrasportatori: con IMO2020 aumentano del 25% i prezzi delle autostrade del mare


Pubblicato il 13 Dicembre 2019

dal 1° Gennaio 2020 gli armatori italiani imporranno i costi dei loro investimenti, per adeguare le emissioni del carburante, alle imprese dell’autotrasporto. Si parla di aumenti per tratta che oscillano dal 10 al 25 per cento, in alcuni casi anche del 30 per cento, e che non possono essere sostenuti dal comparto dell’autotrasporto. Tra i rischi anche l’abbandono delle Autotrastrade del mare, sostenute anche con incentivi, a favore del trasporto su strada.
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Claudio Donati, segretario nazionale ASSOTIR: «I costi che gli armatori devono sostenere per adeguarsi a questa misura non possono essere pagati dagli autotrasportatori. Il Governo e la politica devono intervenire»

CATANIA 13 DICEMBRE 2019 – Dal primo gennaio 2020 il comparto dell’autotrasporto sarà vittima di una stangata che corrisponde a un amento di circa il 25% sul costo del trasporto via mare.

Tutto nasce da una comunicazione dell’IMO (International Maritime Organization) che ha imposto le nuove regole, effettive a livello mondiale, per ridurre l’inquinamento marittimo: il combustibile impiegato nelle navi (bunker) dovrà essere costituito da olio combustibile con livelli di zolfo pari allo 0,5%. Livello che oggi è al 3,5%.

Per adeguarsi a questa richiesta i vettori marittimi possono: 1) installare uno scrubber che abbatta le emissioni, 2) convertire la propria flotta al GNL (Gas Naturale Liquefatto). Entrambe le alternative comportano investimenti ingenti e le compagnie marittime hanno annunciato un aumento tra il 20 e il 30 per cento sul prezzo dei trasporti da e per: Italia, Sicilia, Sardegna e Malta.

Sia Grimaldi sia Tirrenia hanno già inviato i nuovi listini 2020 ai propri clienti, ma c’è chi, Grandi Navi Veloci, applicherà le nuove tariffe già dal prossimo 16 dicembre. Aumenti che – sia chiaro – non colpiranno solo gli autotrasportatori ma anche, e in vari modi, gli utenti finali sia nell’acquisto dei beni di consumo sia nei pedaggi dei traghetti.

“Si tratta di un aumento che varia a seconda della lunghezza delle tratte – ha precisato Claudio Donati, segretario nazionale di Assotir (nella foto con Santo Zuccaro) – e che oscilla da 3 a 14 euro/metro lineare. Una mazzata giustificata dalla lotta all’inquinamento – peraltro doverosa – imposta da organismi sovranazionali per l’acquisto carburanti meno inquinanti o di macchinari in grado di filtrare il carburante tradizionale. Ma tutto questo non può essere pagato dai trasportatori. Gli investimenti degli armatori – ha tuonato Donati – vanno pagati dagli armatori non dagli autotrasportatori.

“In più sembra che tutti abbiano dimenticato le conseguenze alle quali si va incontro. Primo fra tutte c’è il serio rischio che molte aziende dell’autotrasporto potrebbero chiudere; ma non bisogna assolutamente sottovalutare che una quota consistente di operatori tornerà a viaggiare su strada vanificando, quindi, tutti gli sforzi fatti per spostare il traffico merci dalla strada al mare con i relativi incentivi pubblici”.

Di fronte a un simile scenario la misura Marebonus perderebbe qualunque significato. Siamo di fronte a una specie di tela di Penelope grazie alla quale si smontano con una mano (privata) le azioni di incentivazione verso l’uso del mare prodotti con l’altra mano, quella pubblica. Se non si può parlare di cartello degli armatori poco ci manca.

“Nel frattempo – continua Donati – l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che molto si è impegnata contro i costi minimi di sicurezza per l’autotrasporto (salvo essere poi smentita dalla Corte Costituzionale), stranamente, non dà segni di vita. Destabilizza anche l’assordante silenzio del fior fiore degli imprenditori dell’autotrasporto italiano che ha deciso “liberamente”, di aderire a un’associazione in mano ai capi dell’armatoria italiana

A questo dettaglio va aggiunto che forse quello che sta succedendo – un silenzio assordante – non deve poi meravigliarci più di tanto. A maggior ragione se si rifletta sul fatto che una parte di quello che qualcuno (certamente non il sottoscritto) considera il fior-fiore degli imprenditori dell’autotrasporto italiano ha deciso, “liberamente”, di aderire a un’associazione in mano ad uno dei capi dell’armatoria italiana (omaggiata, peraltro, dall’intero arco politico nazionale).

Vorrei ricordare, a me stesso in primis, ma sperando anche che qualcun altro ci senta, che, se è giusto battere i pugni contro il Governo quando minaccia di toglierci lo sconto sulle accise, non è che sia meno grave considerare “normale” quanto sta accadendo per i traghetti”.

Questa situazione ha implicazioni pesantissime, innanzitutto su Catania e la Sicilia in generale che è obbligata a far passare via mare il trasporto merci. “La sede logistica siciliana è proprio Catania – precisa Santo Zuccaro, presidente provinciale di Assotir Catania -, solo qui approdano tutte le grosse compagnie di navigazione. Sono diverse centinaia le imprese dell’autotrasporto siciliano che utilizzano le autostrade del mare e che da domani, su una tratta pagata fino a oggi 1.000 euro dovranno pagare 1.250 euro. È la cosa più facile del mondo fare un investimento e farlo pagare ai clienti”.

Il silenzio sull’autotrasporto si sente, purtroppo, a 360° ben sapendo che è a rischio il futuro di molti bilanci e, quindi, di molte aziende. “Assotir chiede alla politica, al governo, alle istituzioni di intervenire – chiosa Donati – perché con questo aumento viene introdotto un peso sul sistema economico che modifica tutte le dinamiche. Non si può rimanere inerti davanti a questo, e se si rimane insensibili vuol dire che si è complici”.

 

 

 

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