La novità politica in Italia ha un nome e cognome: Roberto Vannacci, il Generale di “Futuro Nazionale”. Il successo di questa iniziativa è ormai un dato acclarato: non solo la stampa e i media in generale si occupano da settimane di questo nuovo soggetto politico, ma gli Italiani mostrano un gradimento sempre crescente. Non solo, “Futuro Nazionale” […]
Libranti (Futuro Nazionale): “Ecco il vero volto della Tunisia”
Pubblicato il 28 Giugno 2026
La novità politica in Italia ha un nome e cognome: Roberto Vannacci, il Generale di “Futuro Nazionale”. Il successo di questa iniziativa è ormai un dato acclarato: non solo la stampa e i media in generale si occupano da settimane di questo nuovo soggetto politico, ma gli Italiani mostrano un gradimento sempre crescente. Non solo, “Futuro Nazionale” sta mettendo radici anche fuori dal nostro territorio, ad esempio, in Tunisia, ad Hammamet grazie all’attivismo di Giuseppe Libranti, che incarna i valori di una Destra che non si vuole piegare al pensiero uinco e ai suoi diktat.A lui abbiamo rivolto qualche domanda per capire meglio il mondo che molti sconoscono, o conoscono in modo distorto della Tunisia.
Libranti, perché futuro nazionale ad Hammamet ?
Hammamet è la località che ho scelto per trasferire la mia residenza e quella di mia moglie. Ha certamente influenzato la mia scelta il fatto che Hammamet sia una località balneare di fama internazionale, nota per il clima mite e la presenza di molti connazionali. Se a ciò si aggiunge la vicinanza all’aeroporto di Tunisi a solo un’ora di autostrada, ecco che si capisce il motivo per il quale questa città è diventata meta privilegiata di tanti italiani, ivi riscontrandosi quasi i 2/3 delle presenze totali. Futuro Nazionale ha quindi ad Hammamet la possibilità di rivolgersi ad una grande platea di connazionali che pur lontani dalla loro Patria, seguono con attenzione e partecipazione gli avvenimenti sociali che riguardano il nostro amato, e mai dimenticato, Paese d’origine.
A proposito di autostrade, cosa ci dice delle infrastrutture?
Se lei intende riferirsi al confronto con le autostrade siciliane le dico subito che esso è impietoso. Vince la Tunisia 100 a 0. Da Tunisi infatti inizia la Trans African Highway, un progetto visionario che nasce negli anni 70, sotto la presidenza di Habib Bourghiba, colui che viene definito il Padre della Patria, il primo presidente tunisino dopo la colonizzazione francese: Una rete autostradale di circa 60000 km che avrebbe dovuto unire le principali città di tutto il continente africano. Un progetto faraonico che i burocrati occidentali non riescono nemmeno ad immaginare. Certamente i ritardi, oltre che alle condizioni climatiche estreme sono da imputarsi ai numerosi conflitti esistenti. Resta il fatto che la A1 della TransAfrican è una gran bella realtà, che non può che suscitare la mia ammirazione, abituato a percorrere con fatica le improbabili autostrade siciliane, vere e proprie trazzere. Quella tunisina è una vera autostrada a 6 corsie, distribuite in 2 careggiate, oggi unisce Tunisi a Ras Jedir, valico di frontiera terrestre tra Tunisia e Libia per un totale di 600km. Per farle un esempio, che mi riguarda, il tragitto autostradale da Tunisi ad Hammamet (67km) si percorre a velocità codice in circa un’ora, senza intoppi al costo di circa 40 centesimi ( 1 dinaro e 600 millesimi). Inoltre la Tunisia è dotata di 9 aeroporti internazionali di cui ovviamente il principale è quello di Tunisi. I collegamenti via mare con l’Italia si effettuano attraverso GNV e Grimaldi Lines, mentre da Genova opera anche il vettore tunisino CTN.
Sappiamo che in passato lei ha coltivato la passione per i viaggi in moto e quindi avrà avuto modo di conoscere bene la modalità di trasporto via mare. Ci può raccontare qualche aneddoto?
In effetti per oltre 20 anni, con la collaborazione di un tour operator locale, ho organizzato tour in Tunisia, da nord a sud, portando con me centinaia di appassionati motociclisti da tutta Italia e dall’estero. Le mie partenze, essendo siciliano, sono state quasi sempre dal porto di Palermo. Per raggiungere Palermo in “autostrada” ad oggi si contano circa 45 deviazioni e cambi di corsia e quindi si percorrono i quasi 200km in circa 3 ore e mezzo. Ma la cosa davvero inaccettabile sono le procedure d’imbarco, tra lungaggini amministrative ( controllo documenti e bagagli) e operazioni di dogana. L’aneddoto? Qualche mese fa rientro in auto a Palermo che, tengo a sottolineare, rappresenta l’approdo europeo per chi proviene dal continente africano. Ebbene, allo sbarco ci ritroviamo in fila x 4 dentro le nostre auto, sotto il sole cocente (se ci fosse stata la pioggia non sarebbe cambiato nulla giacché presso il molo dove sbarca la GNV non esistono protezioni o aree dedicate ai passeggeri). Dopo alcune ore in fila dentro le nostre autovetture, raggiungiamo finalmente i gazebo di polizia e guardia di finanza per in controlli di rito. A questo punto mi rivolgo ad una agente di polizia facendo notare che siamo stati costretti a rimanere in fila dentro le nostre auto ( ovviamente anche anziani donne e bambini) senza alcun riparo o possibilità di un ristoro (sarebbe bastata anche una fontanella d’acqua) ma, cosa inaudita, senza la possibilità di fruizione di servizi igienici. Chiedo alla poliziotta: mi scusi ma lei e i suoi colleghi come fate? Risposta: in effetti è un problema, quando abbiamo la necessità, a turno dobbiamo uscire dal porto e chiedere la fruizione della toilette a qualche esercente in zone limitrofe. Mi fermo qui? Oppure occorre, per nostra somma vergogna, evidenziare che la dogana tunisina al porto di La Goulette è, al contrario di Palermo , dotata di toilette uomo/donna e di aree attrezzate e coperte, oltre a un duty free, svariati sportelli cambio valuta, e uffici assicurativi? Preferìsco non commentare.
Non le sembra per lo meno curioso che gli africani vogliono venire in Italia, e lei invece ha deciso di fare la cosa inversa, decidendo di vivere in Africa?
Detta così in effetti sembrerebbe un controsenso, ma il mio punto di vista è diverso. Innanzitutto ritengo che la Tunisia possa considerarsi il Paese più progredito d’Africa. Detto ciò distinguiamo due tipologie di migranti: la prima è rappresentata da chi parte, in cerca di una improbabile fortuna in Europa, attirato da pubblicità ingannevoli o peggio chiamati dalla malavita africana organizzata in Italia, il più delle volte impunita a causa delle evidenti disfunzioni del nostro sistema giudiziario. Questa tipologia di immigrato, il più delle volte clandestino, è quella per la quale FUTURO NAZIONALE chiede l’immediata remigrazione. Non c’è posto per chi si trova in Italia senza averne diritto, e il più delle volte commette reati contro la persona e contro la proprietà. Poi c’è la seconda tipologia che è costituita da coloro i quali in Africa vivono nei loro Paesi d’origine. E qui vorrei l’attenzione di chi, anche nel mio partito, non conoscendo la realtà dei fatti tende a generalizzare. Infatti, Il tunisino che vive in Tunisia, non ha nulla a che vedere con il connazionale nordafricano che si trova a vagabondare e commettere crimini in Italia e/o in Europa. In Tunisia esistono regole certe, lo Stato le fa rispettare e chi sbaglia paga, insomma a differenza dell’Italia c’è la certezza della pena. Non ho difficoltà ad ammettere di provare un senso di sicurezza diffuso, ad Hammamet, come del resto in tutta la Tunisia. Esiste infatti un controllo del territorio, da parte della polizia e della Guardia Nazionale, che è onnipresente, senza risultare invadente, con presìdi anche nelle ore notturne. Ciò si traduce in un senso di sicurezza che è ben lungi dalla realtà delle città del nord Italia, ma recentemente anche del sud, dove i crimini si commettono alla luce del sole e interi quartieri sono in mano a gang di immigrati clandestini. Personalmente mi sento più sicuro e a mio agio in Tunisia che in qualsiasi città italiana. È forte ammetterlo ma è così, e questa sensazione è diffusa e condivisa tra i tanti nostri connazionali AIRE.
Quindi nessun disagio a vivere in un paese così diverso dalla cultura occidentale?
Assolutamente no. Benché il 98% della popolazione sia di fede musulmana sunnita, c’è un grande rispetto e simpatia per la nostra comunità. I siciliani poi, abbiamo un rapporto privilegiato; possiamo considerarci quasi cugini dei tunisini, basti pensare che Mazara del Vallo, oltre a contare una forte presenza tunisina, è a sole 60 miglia marine (120 km) da El Aouaria, nel Cap Bon. La religione è vissuta nella piena libertà di chi la pratica, secondo la propria sensibilità. Non è inusuale infatti incontrare per strada donne con l’hijab e senza, che vestono all’occidentale e svolgono tutte le attività alla pari dell’uomo. Tutte le mattine, uscendo di casa, non posso fare a meno di notare, meravigliato e compiaciuto per tanta organizzazione, il servizio comunale di nettezza urbana e cura del verde pubblico. Esso viene svolto da personale femminile, che indossa delle casacchine blu, con la scritta “comune di Hammamet “.
Ciascuna operatrice comunale è dislocata ad una distanza predeterminata rispetto alla collega, ed è responsabile di quel tratto di strada. Sono assolutamente ammirato da siffatta organizzazione. Qui non esistono le società partecipate del Comune, non esiste la raccolta differenziata che, in tante parti d’Italia non è mai stata attuata, oppure ha funzionato solo parzialmente. In Tunisia esistono solo i vecchi cari cassonetti metallici, che vengono svuotati e puliti regolarmente dal personale comunale, col risultato evidente di avere in cambio strade pulite e assenza di rifiuti davanti le proprie abitazioni senza i continui pesanti balzelli inerenti la nettezza urbana, che in Italia sono meglio conosciuti come TARI, di cui purtroppo Catania, la mia città di origine, detiene il primato nazionale (sic!) della più onerosa.



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