Maurizio Turco (Partito Radicale) sul referendum contro il “taglio dei parlamentari”: “dietro questo provvedimento una cultura sovversiva dei principi cardine della nostra Costituzione”


Pubblicato il 17 Dicembre 2019

di iena politica marco benanti
Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale, può spiegare il senso dell’iniziativa referendaria sul “taglio dei parlamentari”?
Il referendum sulle riforme costituzionali è previsto dalla Costituzione. Questa riforma non è stata approfondita in Parlamento. Ma è una riforma che toglie rappresentanti ai cittadini. È quindi doveroso che siano i cittadini a decidere e poi pagare la scelta di essere sottorappresentati.
 
I difensori del provvedimento parlano di “colpo alla casta”: è davvero così?
Il M5S e il suo capo Di Maio hanno detto che lo hanno fatto per risparmiare. Alla fine dei conti ogni cittadino ogni anno risparmierà l’equivalente di un caffé. Mentre perderà un necessario punto di riferimento sul territorio.
 
Altri commentatori indicano al contrario il rischio della creazione di una “supercasta”: lei che ne pensa?
È evidente che i funzionari parlamentari avranno più potere. Ed anche i parlamentari che nelle commissioni saranno in pochi. Per non dire dei capi di partito che decidono chi deve essere eletto.
 
Quale cultura sta dietro un provvedimento come il “taglio dei parlamentari”?
È la cultura di chi vuole introdurre il referendum propositivo, di chi vuole che i parlamentari diano conto ai capi partito e non ai cittadini e, infine, vuole superare la democrazia rappresentativa. In sintesi, una cultura sovversiva dei principi cardine della nostra Costituzione.
 
A suo avviso, i media, in particolare i grandi giornali, hanno avuto o no un ruolo nel gettare discredito in questi anni sulla politica? Se sì, per quali ragioni?
I giornali, le radio, le televisioni, grandi e piccole, pubbliche e private, hanno dato origine a questo sistema volto ad esautorare la politica e se non c’è la politica c’è la burocrazia, la finanza, i grandi gruppi industriali.
Il giornalismo italiano, tranne rarissimi esempi, è stato il chihuahua del potere, il cane da compagnia e non il mastino che avrebbe dovuto controllare e rendere pubblico.
 
I radicali sono storicamente la forza che ha denunciato la partitocrazia: non è un paradosso che anche stavolta i Radicali possano apparire nel ruolo di presunti difensori (accadde anche ai tempi di Tangentopoli) della stessa o comunque della politica screditata di questi anni?
Tangentopoli iniziò con le retate e finì con Di Pietro ministro. Anche sapendo che avremmo pagato un costo altissimo, il Partito Radicale ha sempre scelto di fare lotte impopolari per non essere antipopolari.
Quasi quattro anni fa moriva Marco Pannella e il regime ha colto l’occasione per non fare conoscere le nostre lotte ai cittadini.
 
Altra accusa ricorrente: i Radicali hanno prodotto una strumentalizzazione dello strumento referendario. Cosa risponde?
Se andassimo a rileggere le oltre 100 riforme che abbiamo proposto attraverso i referendum, ci accorgeremmo che sono tutte riforme ancora necessarie.
 
Quali saranno i passaggi principali dell’iniziativa? Li può illustrare in sintesi?
Fino al 31 dicembre si potrà firmare nelle segreterie comunali. Nel frattempo potrebbero richiedere il referendum anche 65 senatori, al momento sono 56. Fa specie che per il taglio dei parlamentari il M5S non senta la necessità di chiedere ai cittadini cosa ne pensino, non credo che questo modo di fare sarà apprezzato dagli elettori.

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