Mediterraneo: agli USA non bastano le basi in Sicilia?


Pubblicato il 26 Aprile 2019

di Salvo Barbagallo

(da La Voce dell’Isola)

Chiusa la pagina della “festività” del 25 Aprile che ha (di)mostrato l’attuale squallore che pervade l’intero (o quasi) Paese nell’occasione di una importate ricorrenza, c’è da sottolineare (ancora una volta) come ci si dimentica (?) delle recenti (e meno recenti) vittime del terrorismo jihadista, della guerra fratricida che sta insanguinando la Libia, del problema clandestina “immigrazione” (forzata?), e si ignora (volutamente?…) quanto accade nell’ex Mare Nostrum, il Mediterraneo, quel “mare” che circonda l’Italia e la Sicilia.

Già, il Mediterraneo: un mare conteso dalle grandi Potenze per le quali il suo “controllo” è di vitale importanza per potere (ovviamente) “controllare” tutti i territori dei Paesi che lo circondano.

Il 24 novembre dello scorso anno riprendevamo (per l’ennesima volta) l’argomento Mediterraneo, riportando una acuta osservazione di Lorenzo Vita (su Il Giornale.it di alcuni giorni prima) che avrebbe dovuto far riflettere. Affermava Lorenzo Vita: “(…)Il Mediterraneo e il Medio Oriente sono due mondi legati indissolubilmente. L’uno incide sull’altro. E i destini sono intrecciati fra loro tanto che oggi si fa sempre più spazio il concetto di Mediterraneo allargato, che unisce i due elementi non solo da un punto di vista geografico, ma anche politico. Non esiste più il solo bacino del Mediterraneo: tutto è unito in un unico grande gioco strategico. E chi pensava che il Mediterraneo fosse costretto a essere relegato a un ruolo secondario rispetto alle nuove sfide globali, in questi anni non ha potuto fare altro che ricredersi (…).(…) Nel Mediterraneo si giocano interessi contrapposti. Gli Stati Uniti, presenti nel bacino marittimo grazie alle loro basi ma anche grazie alla creazione della Nato, hanno unito i destini del Mare Nostrum a quelli dell’Atlantico, rendendo il nostro mare parte integrante della loro strategia (…)”.

Il Mediterraneo, l’intera “area” del Mediterraneo, è ormai occupata da anni: basterebbe indicare le installazioni militari “estranee” a diversi Paesi (dall’Italia/Sicilia, alla Libia, al Marocco) per rendersene conto, basterebbe indicare le Flotte armate “estranee” (statunitensi, russe, cinesi, eccetera…) che navigano, per ora “pacificamente” nelle acque dell’ex Mare Nostrum, per rendersi conto che chi può prende e occupa, più o meno in forma stabile.

Nell’estate scorsa scriveva (sempre su Il Giornale) Davide Bartoccini: “(…) A preoccupare Washington è la crescente attività navale russa registrata nell’Atlantico, nei mari del Nord (Gap Giuk) e anche nel Mediterraneo. Alcuni funzionari della Nato e degli Stati Uniti hanno inoltre affermato che l’attività navale russa è ai massimi livelli dalla fine della Guerra fredda. La presenza di sottomarini russi, che rappresentano una minaccia tangibile qualora dovesse verificarsi un’escalation che portasse a conflitto tra la Nato e la Russia, hanno preoccupato l’Alleanza fino a ricostituire basi avanzate per la sorveglianza e la lotta antisommergibile (…).

E sempre dal quotidiano milanese apprendiamo adesso che In queste ore nel Mediterraneo centrale stanno incrociando due portaerei americane: la Uss Abraham Lincoln (Cvn-72) e la Uss John Stennis (Cvn-74). Le due unità, insieme alle loro reciproche scorte che vanno a formare quello che si chiama Csg acronimo di Carrier Strike Group, sono impegnate in esercitazioni congiunte che vedono la partecipazione anche di asset degli alleati regionali degli Usa (…) Vedere due portaerei contemporaneamente nel Mediterraneo era un fatto che non succedeva dal 2016, quando la Uss Eisenhower e la Uss Truman erano state schierate simultaneamente in questo particolare e ormai delicato teatro (…) le operazioni in quella porzione di Mediterraneo prospiciente la Libia sono un chiaro segnale alla Russia (…).  Questa esercitazione congiunta non è però solo un segnale verso Mosca – o Pechino – ma anche un messaggio agli alleati della Nato e partner locali che indicano che Washington non intende dimenticarsi di un teatro così importante come il Mediterraneo sempre più esposto a penetrazioni da parte di altri attori globali o regionali (…).

C’è da dire che alle due portaerei Uss Abraham Lincoln e la Uss John Stennis in “esercitazione” si deve aggiungere la portaerei che è in forza “stabile alla VI Flotta USA che opera da decenni nel Mediterraneo. Quindi, parliamo di una Flotta composita veramente temibile solo nel suo dispiegamento “pacifico”.

Gli Stati Uniti d’America mostrano i muscoli evidentemente per “ratificare” il loro assoluto “dominio” di quest’area geografica del pianeta, e lo fanno aggiungendo forza alla forza, perché il Mediterraneo è già fortemente controllato dalle basi USA in Sicilia, con Sigonella, Augusta, il Muos di Niscemi e con tutte le installazioni (più o meno note) sparse nell’Isola.

Gli odierni Governanti l’Italia e la Sicilia, così come è accaduto per i precedenti “responsabili” della vita del Paese, non mostrano attenzione a queste problematiche, non mostrano preoccupazione alcuna per eventuali e possibili “nuove” guerre che possono insanguinare questa parte del mondo. La collettività nazionale e regionale è ignara di quanto accade? Se non è ignara, di certo, mostra un totale disinteresse…


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