Pellegrino sull’inchiesta Rifiuti: “Tutti sapevano, ma nessuno ha avuto il coraggio di parlare. Io non metto la testa sotto la sabbia”


Pubblicato il 29 Ottobre 2025

comunicato stampa

La presentazione, in Consiglio comunale, della mozione con cui il vicepresidente vicario Riccardo Pellegrino ha chiesto la sospensione in autotutela dell’appalto per la raccolta dei rifiuti nel lotto Catania Nord, ha scatenato la reazione della Segreteria generale del Comune, che con una nota ufficiale ha ritenuto la mozione non trattabile, segnalando la questione anche alla Procura della Repubblica.

L’atto presentato da Pellegrino prendeva le mosse da quanto emerso nella recente ordinanza di custodia cautelare della Procura di Napoli, nella quale si parla espressamente di una turbativa d’asta nella gara per la raccolta dei rifiuti a Catania, aggiudicata – secondo i magistrati – all’interno di un sistema di accordi corruttivi tra imprenditori e referenti politici.
Tra i protagonisti dell’indagine figurano Vittorio e Carlo Ciummo, rispettivamente amministratore e fondatore della società Super Eco srl, affidataria del servizio di raccolta nel lotto nord della città, oggi detenuti per concorso esterno in associazione mafiosa con l’aggravante di aver agevolato il clan dei Casalesi.

«Tutti sapevano, da mesi – afferma Pellegrino –. Ci sono state decine di articoli, servizi televisivi e inchieste giornalistiche che raccontavano nel dettaglio la vicenda.
La notizia era di dominio pubblico, e la stessa Procura di Napoli aveva tenuto una conferenza stampa ufficiale per illustrare i contenuti dell’indagine. Parlare oggi di dati sensibili è solo un modo per spostare l’attenzione da ciò che conta davvero: il merito della questione.»

Per il consigliere forzista, il punto centrale resta la tutela della città e la necessità di chiarezza su un appalto che muove milioni di euro di denaro pubblico:
«Io, come cittadino e consigliere comunale, ho fatto semplicemente ciò che era giusto fare: non ho messo la testa sotto la sabbia, come invece hanno fatto in tanti, anche di altri partiti. Ho agito nell’interesse esclusivo della città che rappresento, accendendo i riflettori su fatti che non possono essere ignorati.»
E in risposta al Presidente del Consiglio COmunale Sebastiano Anastasi che aveva definito in aula la vicenda come di «pertinenza della Procura della Repubblica e non del Senato cittadino» Pellegrino risponde: «Con tutto il rispetto per il collega, gli interessi della città sono e devono rimanere competenza del Consiglio comunale.
Se la corruzione mina il funzionamento di un servizio pubblico essenziale come la raccolta dei rifiuti, allora non c’è tema più pertinente per questo Consiglio».
E ribadisce la gravità di quanto emerso dagli atti giudiziari:
«Non è possibile leggere che un appalto per la raccolta dei rifiuti sia figlio di un sistema corruttivo e restare in silenzio. Non è tollerabile che 10.000 euro al mese potessero partire da Catania per finire nelle casse del clan dei Casalesi, mentre i cittadini continuano a pagare la TARI più alta d’Italia. I soldi dei catanesi non possono essere usati per pagare tangenti alla malavita. Chi rappresenta le istituzioni ha il dovere di vigilare, denunciare e pretendere trasparenza.»
«Invece di rispondere nel merito e affrontare con serietà un tema così delicato – prosegue Pellegrino – l’Amministrazione preferisce spostare il dibattito su chi ha avuto il coraggio di parlarne”.
Poi l’affondo politico:
 «Catania deve alzare la testa. Cosa pensavano, che Pellegrino sarebbe rimasto zitto? Io non mi nascondo e lotterò sempre per le cose giuste. Il tempo, del resto, mi ha già dato ragione, come nel caso delle assunzioni AMTS: avevo denunciato l’ingiustizia del limite d’età che penalizzava lavoratori con esperienza, e oggi l’azienda ha finalmente bandito un concorso regolare, aperto a tutti.»
Infine, il richiamo alla coerenza e all’indipendenza politica:
 «Ho sempre agito e continuerò ad agire per gli interessi della città e dei cittadini. È questo, evidentemente, che a qualcuno non va giù.
 Io non sono una banderuola politica e non ho padroni: rispondo solo ai catanesi, che meritano un’amministrazione all’altezza della decima città d’Italia. Continuerò a tenere alta l’attenzione, perché la legalità non si difende col silenzio, ma con il coraggio delle azioni.»


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