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Politica: celebrato Giuseppe De Felice Giuffrida. Ma non era massone?
Pubblicato il 19 Luglio 2020
Giornata di elogio collettivo, in occasione dell’anniversario della morte, per Giuseppe De Felice Giuffrida, più volte sindaco di Catania, personaggio di alta e altra levatura politica. Un socialista, un laico, un esponente di quell’Italia sempre in minoranza, “grazie” alle “chiese” (comuniste, cattoliche, fasciste, liberali all’italiana) che “scomunicano” in nome delle loro “verità”.
Basta leggere il capitolo scritto da Giovanni Iozzia in “Maestri per la Città-Sindaci massoni 1771-2019” a cura di Giovanni Greco (Tipheret 2019) per trovare notizia sull’appartenenza di De Felice Giuffrida alla massoneria.
Non solo: a leggere il profilo politico dello stesso si nota la sua autonomia dal notabilitato locale, la sua attività da vero socialista per i poveri (“il pane socialista” qualcuno ancora lo ricorda) e i deboli (quelli veri, non quelli da salotto), l’amore degli stessi per lui, e ancora meriti come la condanna della “giustizia crispina” a 18 anni “per cospirazione contro i poteri dello Stato ed eccitamento alla guerra civile…dopo due anni e due mesi di prigione, fu rimesso in libertà per amnistia”http://www.treccani.it/enciclopedia/de-felice-giuffrida-giuseppe_(Dizionario-Biografico)/, come riporta il dizionario Treccani, la condanna della “giustizia” a tredici mesi -“sei dei quali condonati” come riporta il dizionario Treccani- per diffamazione, oltre un’attività continua in nome di un’idea e di una pratica politica rivolta a chi sta peggio e non a chi sta meglio.
Insomma, tutto il contrario del centrosinistra attuale.




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