Politica&UnioniCivili, caso Pd: il partito della nazione unito attorno alla colomba… pasquale e democristiana


Pubblicato il 21 Marzo 2015

Cronaca alcoolica di una direzione che non dirige niente. Nemmeno sé stessa! (nella foto, un Soggetto Politico verso il suo fine ultimo)

di iena marcovic benantoskij inviato Tass (che non Pass)

Catania marzo 1978

Nella cornice plumbea di un albergo a ore, si è tenuta, ieri, all’ora del The, la direzione del partito della nazione. Il partito chiamato, per Volontà di Dio e di Sua Eccellenza San Matteo, a tentare di governare lo Stivale (e le donne con gli stivali).

Ha aperto i lavori, dal tavolo della presidenza arricchito di fogli infiorettati e penne volanti, il segretario locale del Partito. Da lui e dai diri-genti digerenti è subito arrivato un appello accorato: “salvate il Presidente Moro. “

Dalla segreria si è lanciato forte l’appello democratico: “lo Stato si salva, con la fermezza. Nessuna concessione ai brigatisti. Che sono comunisti”.  Un forte e lungo applauso ha salutato l’appello. A conferma che lo Stato è cosa del “partito della nazione”, della sua cura, delle sue difese. Clap, clap, clap.

Come diceva Karl Marx lo Stato è il “comitato d’affari della borghesia”. Affari d’oro, ma di sinistra, come nel caso dei rifiuti e della sanità. Per tenere alta la guardia, gli eco/logisti  hanno manifestato l’intento di non mollare: qualcuno, in sala, ha equivocato e si è subito attaccato al telefono, chiedendo a mogli e figli di scendere al panificio e acquistare subito una pagnotta.

Riportata la calma dopo decine di chiamate affannose, è stata la volta della relazione della segreteria.  Eccone il testo:

 

 

L’abbiamo riportata, in sintesi, per la complessità del testo. A questa riflessione che ha provocato non pochi problemi di tenuta democratica (l’albergo ha subito rifornito la sala di cuscini e caffè alla bisogna), è partito –forte e determinato- il dibbbatttittto. Ha preso la parola padre Paul dell’  “ala migliorista”, che ha tenuto un articolato intervento sulle regole. Concludendo che il gruppo “acchiana pure tu” non è…ancora “acchianato”. Ci vuole –secondo il “migliorista”- lo “star bene” degli organismi territoriali del “partito della nazione” e del suo stato. Insomma, caserme, questure, prefetture e magistrature varie ed eventuali non si sono ancora pronunciati.

All’appello alle regole, è seguito l’intervento del rappresentante del gruppo di innovazione democratica “Luchino Visconti, aristocratici nel sangue” Doctor Joseph Secondo che ha tranciato l’aere con un perentorio: “parliamo di politica”. Quando i rappresentanti della maggiornaza hanno mostrato segni di incomprensione, è arrivata la “stoccata” finale: “dialoghiamo”. Panico nella sala.

Il clima, poi, si è surriscaldato al massimo al suono delle parole di John Burton (“area Nicolosi”), la “parola più veloce del west”. Che ha rotto gli indugi: “no ai trasformismi”. Niente Barbapapà, quindi: né con camaleonti né con i pooh. 

Ma, è poi arrivato il momento dell’ area “Angelo Pensaci Tu” che, ricordando Pirandello, ha voluto invitare tutti ad un momento politico di riflessione: un party politico, sabato sera alla Camera del Lavoro. Drink & Lerbavoglio. Per informazioni: Citofonare Angelo.

A questo punto è venuto il momento di un giovane della Figiccì, tale Giulio: al momento del voto della maggioranza(e dell’opposizione) si è astenuto. E ha lasciato intendere di voler lasciare l’aula.  Qualcuno in aula ha commentato: “ a forza di vedere in tivvù i parlamentari piccì lasciare l’aula per consentire i governi democristiani, si è lasciato plagiare”.  Una grande solidarietà (nazionale e internazionale, a strisce nerazzurre) si è levata in sala. E per questo non si è sentita la voce del giovane Marcus Peter Losco, che declamava proprio allora: “no Grammichele, no party”.

A conclusione dell’assemblea una nota di cronaca: i pulizieri dell’albergo hanno informato la direzione che sono dovuti intervenire a distanza di ore dalla chiusura dei lavori per portare via un giovane della gioventù democristiana che continuava a ripetere –da solo- con le lacrime agli occhi: “lo votiamo insieme?” Alle domande dei pulizieri, sembra che il giovane abbia detto: “Joseph ho fatto bene?Ho fatto bene? Ho fatto bene?”.

Alla fine dei lavori, tutti in pizzeria, per una “quattro stagioni” il piatto adatto per il partito di tutte le stagioni. E colomba pasquale, tagliata in tanti pezzi quante sono le correnti del Partito.

Intanto, l’angoscia per il Presidente Moro, sale.

Ps: l’assemblea, col voto finale, ha espresso concordia con sè stessa. 


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