Poste Catania, UGL: “Un anno di promesse vuote, ex precari ancora senza lavoro”


Pubblicato il 04 Giugno 2026

comunicato sindacale

“È passato un anno e le promesse rimangono promesse mentre i lavoratori, ormai ex, rimangono disoccupati. Già la scorsa estate avevamo lanciato l’allarme: l’azienda Poste Italiane non ha prorogato i contratti a tempo determinato ad alcuni lavoratori a Catania, come invece aveva annunciato. Li aveva già ricontattati chiedendone la disponibilità, ma nulla si è mai concretizzato.

Speravamo in risposte che anche poco alla volta, avessero l’obiettivo di valorizzare professionalità già formate e immediatamente disponibili. Si continua invece a preferire avviare selezioni e procedure per l’inserimento di nuove risorse da formare e professionalizzare.

Siamo di fronte a una vera occasione mancata e che alimenta un forte senso di delusione dopo i sacrifici, l’impegno e la disponibilità dimostrati sul campo”.

Lo afferma il segretario provinciale FNC UGL Comunicazioni di Catania, Simone Summa

“Una scelta che solleva interrogativi legittimi – aggiunge il Segretario regionale per la Sicilia FNC UGL Comunicazioni, Marcello Mandreucci -. È difficile spiegare ai lavoratori che hanno già maturato esperienza, conoscono processi, strumenti e organizzazione aziendale, perché si continui a guardare all’esterno quando esistono professionalità già pronte e immediatamente impiegabili”.

“La vicenda dei lavoratori a termine di Poste Italiane a Catania rappresenta una ferita aperta. Lavoratori formati che hanno i requisiti previsti dai percorsi di stabilizzazione e che hanno legittimamente creduto in una concreta opportunità lavorativa a tempo indeterminato. Continueremo a chiedere che venga riconosciuto il valore dell’esperienza maturata e che si dia priorità a chi ha già dimostrato sul campo competenza, professionalità e attaccamento all’azienda”, dichiara Giovanni Musumeci, segretario provinciale UGL Catania.

“Se l’azienda dovesse ancora tardare a dare risposte concrete la UGL è pronta a un sit in di protesta”, conclude Summa.


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