PRIVATIZZAZIONE DELLA SAC: UN GRAVE RISCHIO PER L’ECONOMIA DELLA SICILIA ORIENTALE


Pubblicato il 21 Giugno 2026

COMUNICATO DI SINISTRA ITALIANA

Negli ultimi mesi buona parte dei cittadini e delle imprese delle province di Catania, Siracusa e di Comiso si sono interrogati sulle ragioni della privatizzazione della SAC, azienda che gestisce uno degli aeroporti più produttivi del nostro Paese.

L’aeroporto Vincenzo Bellini, come ricorda l’associazione Volerelaluna in un suo recente studio, sta vivendo la fase di maggiore espansione degli ultimi anni, nonostante il peso dell’aeroporto di Comiso, che è in crollo verticale di passeggeri e di voli.

La SAC è una società patrimonialmente solida con un fatturato che nel 2025 è aumentato a 112,2 milioni di euro, con un aumento del +3,3%, con investimenti importanti che hanno portato le immobilizzazioni a quasi 100 milioni di euro, una grande capacità di reperire risorse e finanziamenti per adeguare l’aeroporto allo straordinario aumento dei passeggeri, passati di 6,3 milioni del 2010 a oltre 12 milioni del 2025: dalla costruzione della nuova aerostazione, alla riedificazione del terminal B, dalla realizzazione di parcheggi per migliaia di auto, all’allungamento della pista, aprendo la strada alla realizzazione della seconda pista. Il peso del deficit di Comiso si fa però sentire nell’utile netto, che si riduce del 33% rispetto al 2024.

Ancora oggi è sostenibile l’idea di vendere a privati un’azienda che produce un utile netto annuo di 8,3 milioni di euro?

Un dato è però certo: le assemblee elettive del comune di Catania, della città metropolitana di Catania, del Libero Consorzio Comunale di Siracusa e del comune di Comiso non hanno mai deciso formalmente la vendita delle proprie quote, che, insieme a quelle dell’istituto Regionale di Sviluppo delle Attività Produttive, ammontano a 39,36%.

Appare quindi chiaro che la scelta di vendere il 51% delle azioni a privati, è stata assunta e sostenuta dal socio di maggioranza, la Camera di Commercio Sud Est Sicilia, che da sola ha più della maggioranza assoluta delle quote, ovvero il 60,64%.

La Camera di commercio Sud Est Sicilia rappresenta le tante imprese del nostro territorio che mai hanno sollecitato la vendita a gruppi multinazionali privati della maggioranza di un’azienda che finora ha “tirato” lo sviluppo del territorio, finanziando l’espansione dell’aeroporto, attraendo turismo e generando ricchezza per tutta l’economia isolana

E’ altresì vero che , secondo l’ultima relazione del Collegio dei Revisori dei conti al bilancio d’esercizio del 2025, da più anni permangono nella gestione della Camera di Commercio Sud Est Sicilia profili di criticità strutturale come la grave carenza del 50% di personale, la dipendenza degli equilibri economici dalla maggiorazione straordinaria (che a quanto sembra è diventata sempre più ordinaria) del 50% del diritto annuale , la centralità della partecipazione in SAC spa ai fini della consistenza patrimoniale.

La stessa carenza di organico origina dalle precarie condizioni finanziarie dell’ente, che, qualora assumesse i 49 addetti mancanti, non potrebbe più pagare gli stipendi e le pensioni.

La vera ragione della vendita delle quote SAC della Camera di commercio sarebbe quindi nelle cattive condizioni finanziarie della Camera di Commercio Sud Est Sicilia, che liquidando questa partecipazione potrebbe risanare il bilancio.

Ma si chiedono i cittadini catanesi, si può cedere un gioiello come la SAC, mettendo a rischio la gestione di una delle più importanti aziende catanesi, per fare cassa e risanare un bilancio, che comunque rimarrà precario, come quello della Camera di commercio Sud Est Sicilia?

Catania 20 giugno 2026.

Il segretario provinciale Giolì Vindigni il segretario cittadino Marcello Failla.


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