Scandali all’italiana: sul “banco degli imputati” la magistratura


Pubblicato il 02 Luglio 2020

Si mena supremo scandalo per un’artista del compromesso complicato, della mediazione impossibile e delle nomine agognate. Invece di mostrare gratitudine per una (decennale?) opera meritoria , molti sbrigativamente gli voltano le spalle e dimenticano i miracoli compiute, le opere di bene fatte, che è riuscito a compiere questo campione impavido che si arrampicava sugli specchi.

Il vangelo secondo Luca era una religione professata nelle sacre aule,  di chi veniva chiamato ad amministrare le cose giuridiche, nessuno sembrava sfuggire al fascino di ottenere carriere folgoranti e prestigiose a prescindere. Ora il trojan svela gli arcani misteri di pratiche sufficientemente risapute e da quando si costituì l’organo del governo superiore c’era sempre un’affannosa confabulazione tra responsabili giustizia degli uomini di potere con i membri laici che si incontravano  poi con i togati , insieme ai nominati dal capo del regno,cosi tutti  insieme a definire gli (in)carichi di lavoro. Allora per i requisiti prima l’anzianità poi il merito, no pardon ,prima il merito poi l’anzianità, mi correggo facciamo un metodo misto. Non andava bene niente forse bisognava rivolgersi ad un mago che sappesse mettere le cose a posto senza fare troppo rumore . Ora invece tutto questo  rumore per nulla e si parla,niente meno, di violazione del codice etico(sic!) e che sarà mai in un regno peninsulare in cui la gran parte del popolo non sa che cosa sia la morale figurarsi l’etica.

Davvero brutte parole che sarebbe bene abrogare e non si dovrebbero pronunciare neanche in confessionale.  Si tratta solo di peccatucci veniali, roba di poco conto , non sono mica mortali e non si rischia l’inferno, si dorme bene la notte. Al povero Luca giovanissimo, già tartassato,  è bastato quella reprimenda del Picconatore che la offeso nell’onore, non lo sopportava anzi lo detestava, non nascondeva la sua antipatia per quel giovane rampante che di strada, comunque, ne ha fatta e, certamente, non immeritatamente. La classe non è acqua e adesso poverino si sente un tantino abbandonato dall’associazione per cui ha lavorato, ora si sente depredato dal potere che possedeva, non vuole vivere nelle retrovie e promette sfracelli, confessioni imbarazzanti e travolgenti retroscena.

Adesso è solo arrabbiato, per il fatto di essere esautorato, forse quando si sarà calmato, potrà ritornare ad essere ponderato. Nel belpaese non si attua quasi mai il lavacro collettivo, molto meglio immolare l’agnello sacrificale cattivo.

Rosario Sorace.


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