SD, PSI, MEC, PLD: ESPOSTO SU AEROPORTI STRATEGICI, NO PRIVATIZZAZIONE


Pubblicato il 27 Giugno 2026

comunicato stampa

Privatizzazione S.A.C., esposto alla Corte dei conti e alle Procure di movimenti e partiti: “La Regione non può consegnare ai privati la porta d’ingresso della Sicilia orientale” 

E’ stato presentato un esposto-segnalazione contro la privatizzazione di Sac SpA, da Socialdemocrazia SD, PSI, Socialismo XXI, PLD e il movimento MEC: “Crediamo che le Autorità di garanzia, pianificazione e controllo non hanno verificato analisi, atti amministrativi, valutazioni economiche e garanzie sulla procedura di privatizzazione della Sac che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso.”

L’esposto, firmato da Vicky Amendolia, Antonio Matasso e Giovanni Candido, per Socialdemocrazia SD, l’on. Nino Oddo, Roberto Polizzi e Dario Aloisi per il PSI,  David Bonaventura per il PLD, Ezio Iacono per Socialismo XXI, Claudio Melchiorre per il MEC, nonché Segretario organizzativo di Socialdemocrazia SD Sicilia, è stato inviato alla Procura della Corte dei Conti e alle Procure della Repubblica di Palermo, Catania e Ragusa e per conoscenza all’ENAC. “La vigilanza si è forse distratta”, afferma Claudio Melchiorre per Socialdemocrazia SD e MEC.

L’esposto esamina la caduta del capitale sociale di S.A.C. nella super Camera del Sud Est, la possibile partecipazione di operatori esteri o extra-UE alla privatizzazione, il nodo del fondo di quiescenza della Cciaa del Sud Est Sicilia, l’assenza di garanzie sugli investimenti programmati.

“Gli aeroporti valgono il 3% del Pil regionale. Eppure, allo stato, chi dovesse acquistarli non spenderebbe un euro. Nel bando mancano divieti alla possibilità di scaricare il costo dell’acquisizione nella stessa Sac. L’aumento del debito della società provocherà costi di gestione più alti, minori investimenti, ulteriore aumento di tasse e diritti aeroportuali. A pagare la privatizzazione saranno i viaggiatori siciliani, non l’acquirente.”

Il Vicesegretario vicario nazionale di Socialdemocrazia SD, Vicky Amendolia aggiunge che “privatizzare un bene strategico richiede valutazioni formali su prezzo di vendita, valore strategico, infrastrutturale, economico e sociale. Questa valutazione obbligatoria non pare che ci sia o non risulta agli atti. Il deficit del fondo di quiescenza della Cciaa di Catania, Ragusa e Siracusa (con esclusione, a suo tempo, della Camera di Commercio di Enna) è un problema reale ma non può essere scaricato sui portafogli dei cittadini e dei passeggeri.”

C’è anche il danno erariale: “La cessione della maggioranza di S.A.C. determina un pregiudizio patrimoniale immediato. Gli investimenti pubblici in corso valgono più del prezzo di vendita, per cominciare. Inoltre, se gli aeroporti cadranno nelle mani di sistemi economici stranieri ostili, metteremo in pericolo la nazione. Ci sono alternative pubbliche coerenti, funzionali, necessarie.”

I firmatari chiedono che la Regione Siciliana promuova gli aeroporti a infrastrutture strategiche, copra il disavanzo dell’ente camerale e, in cambio, acquisisca le partecipazioni azionarie aeroportuali.

“L’Unione Europea sarebbe d’accordo. Spetta agli Stati membri la scelta tra proprietà pubblica e privata di opere strategiche purché siano rispettati i principi di trasparenza, concorrenza, proporzionalità e non discriminazione.”

«In sintesi, la privatizzazione degli aeroporti siciliani non può essere derubricata a mera operazione societaria: essa integra una scelta di rilevanza strategica, destinata a incidere per decenni sul futuro economico, infrastrutturale e sociale della Sicilia. Alienare il controllo dei principali scali dell’Isola significa privare i siciliani di un presidio essenziale di mobilità, sviluppo e continuità territoriale. È pertanto necessario che siano accertati, senza reticenze, tutti i profili di opacità della procedura, tanto più ove la politica dovesse sottrarsi al dovere istituzionale di fare piena luce su una vicenda che investe direttamente l’interesse pubblico regionale.»


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