Toc, toc! Arriva Palamara e…parla anche di Catania e dei catanesi….


Pubblicato il 21 Giugno 2020

a cura di iena anti antimafiosa marco benanti

Tratto da “La Verità” di domenica 21 giugno 2020, intervista di Giacomo Amadori a Luca Palamara (“Messo alla gogna da chi va a braccetto con la politica”).

“Ognuno aveva qualcosa da chiedere, ognuno riteneva di vantare più diritti degli altri, anche quelli che oggi si strappano le vesti, penso ad esempio ad alcuni componenti del collegio dei probi viri che oggi chiedono la mia espulsione”.

Chi sono questi probi viri che si strappano le vesti?

“In particolare mi riferisco a Bruno Di Marco, Giuseppe Amato, detto Jimmy, e Claudio Viazzi…Di Marco è un esponente del sistema clientelare catanese, rientra perfettamente nelle logiche clientelari di Unicost, oltre a essere il difensore nel disciplinare di Giancarlo Longo, il mio coindagato nel penale. Quando finiva i disciplinari al Csm, dove faceva il difensore, mi è capitato spesso di trovarlo dentro alle stanze dei giudici”….

Nel discorso che non le hanno fatto pronunciare ha fatto cenno a nomine che hanno seguito solo logiche di potere nelle quali il merito è stato sacrificato sull’altare dell’appartenenza alle correnti, ma che la colpa di queste scelte non era solo la sua. A chi si riferisce?

“A tutti coloro con i quali mi relazionavo per trovare accordi che favorissero la realizzazione di un equilibrio nelle nomine”.

I famosi pacchetti?

“Esattamente, che rappresentano l’aspetto più deteriore del correntismo”.

Mi fa un esempio?

“Penso alle nomine del Massimario dei consiglieri della Cassazione o della Direzione nazionale antimafia”.

Perchè ha scritto di non voler fare il capro espiatorio?

“Perchè non posso essere individuato come l’unico responsabile di un sistema che non ha funzionato. Ero uno dei referenti di quel sistema, non il referente. Ogni gruppo associativo aveva il suo Palamara. Ed anche dentro Unicost le logiche clientelari erano molto diffuse, a prescindere dal ruolo. Soprattutto nell’area napoletana e catanese. Ma su questo e molte altre questioni ci sarebbe da scrivere un libro”.

 

 


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