Università, Catania: arriva il nuovo Rettore Pignataro. Finisce l’ “era Recca”


Pubblicato il 13 Marzo 2013

Pubblichiamo intervento di Matteo Iannitti del movimento studentesco catanese intitolato “La caduta del tiranno”….

(nella foto Recca con Caltagirone, in occasione della laurea honoris causa conferita dall’Ateneo al noto imprenditore, protagonista anche del nuovo centro direzionale davanti al porto al centro della vicenda giudiziaria del vecchio mulino S. Lucia)

Antonino Recca è crollato, batosta dopo batosta, all’improvviso, senza avvisaglie. Dalle statue in piazza ai cocci per terra. Proprio come succede ai tiranni. I suoi due candidati al Rettorato dell’Università di Catania, il Prof. Pippo Vecchio e il Prof. Enrico Iachello sono riusciti a perdere entrambi. L’esperienza politica nell’UDC gli ha fruttato un posto in lista al Senato in posizione ineleggibile (anche fosse stato primo non sarebbe stato eletto visto il magrissimo risultato della coalizione di Monti in Sicilia). La vicenda delle email elettorali inviate dai server dell’Ateneo per sponsorizzare una candidata UDC alle elezioni regionali gli si è tanto ritorta contro che ora l’ex Magnifico si trova indagato non solo per violazione del segreto d’ufficio e trattamento abusivo di dati personali ma anche, da quanto si apprende dai giornali, per intralcio alla giustizia avendo messo in essere atti idonei a indurre uno degli indagati a rendere dichiarazioni mendaci all’Autorità giudiziaria. Siamo così di fronte alla fine ingloriosa di un Rettore che aveva tanto suscitato schiamazzi da meritare un’uscita di scena di certo più prestigiosa, maggiormente proporzionata alla sua arroganza. La caduta del potere di Recca invece è stata una sortita nel silenzio. Un silenzio inquietante.Diceva Gonzalo Fernández de Córdoba viceré di Napoli, generale spagnolo, vissuto negli stessi anni in cui fu fondata l’Università di Catania: ponti d’oro al nemico che fugge. Un detto entrato nel linguaggio politico, nell’indole di certa società, nella prassi di chi non vuole sparare sulla Croce Rossa. Eppure il silenzio sulla sconfitta dei nemici, la soddisfazione tacita per il potente finito in miseria, il fare caritatevole verso l’aristocrazia decaduta, quell’agire misericordioso e mellifluo spesso giustificato dall’umana pietà (che mal cela il calcolo politico e il privato interesse) rischia di mietere più vittime e scaturire più danni di quelli creati dal nemico fuggente. Dichiarare la vittoria, enfatizzare il cambiamento, indicare con meticolosa precisione gli sconfitti permetterebbe invece di chiarire senza ambiguità “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.Per questa ragione non ci è possibile, oggi, formulare necrologi politici densi di rispetto, di ammirazione e, chissà, di un pizzico di malinconica nostalgia. Per noi le dimissioni di Antonino Recca da Rettore dell’Università di Catania e l’insuccesso elettorale dei Professori Vecchio e Iachello rappresentano la sconfitta di un sistema di potere, di una pratica amministrativa arrogante, corrotta e degradante, di un apparato dirigente complice e spregiudicato che non può e non deve essere riciclato.Se fosse esistito un simbolo di questo potere, un ritratto marmoreo di questa pessima amministrazione non avremmo esitato ad abbatterlo. In sua assenza gridiamo con parole alla caduta del tiranno. Non si tratta di vilipendio di cadavere, di puerile arroganza, di irrispettoso radicalismo, è una scelta ponderata: sancire la sconfitta del Sistema Recca (una visione meno sofisticata ma ugualmente spregevole dell’amministrazione Latteri) significa rompere radicalmente con chi ha finora amministrato l’Ateneo, ambire alla costruzione di una Governance universitaria alternativa basata su democrazia, confronto e partecipazione. Significa metterci tutte e tutti in guardia dal non commettere gli errori del passato.Il silenzio sulla caduta del tiranno rischia infatti di confinare nel dimenticatoio l’intera tirannide e coloro che ne sono stati coprotagonisti, complici o silenti spettatori. Di conseguenza, tagliata la testa, le potenti braccia dell’amministrazione Recca, molti dei dirigenti dell’Ateneo di Catania, sono abilitati a reiterare le loro nefandezze, possono dedicarsi al cambio di casacca, ad una nuova trattativa, alla ricerca di nuovi padrini politici, alla ritrattazione di anni di atti e silenzi, possono cimentarsi nella sequela di “ero obbligato a farlo”, in quella magia dell’opportunismo che si nasconde dietro la formulazione “ho sempre contestato…ma privatamente”. Così incollati alle poltrone, ammanettati alle loro scrivanie, fissi a guardare i loro conti correnti rimpinguati da stipendi troppo alti pagati anche dalle nostre tasse, restano in tanti, troppi, pronti ad accogliere il nuovo cognome a cui affiancare il Signorsì e di fronte al quale saltare nuovamente sull’attenti. Funzionari fedeli al servizio del tiranno che hanno compreso che la fedeltà vale più della competenza, dell’integrità morale. Tutti lì a mantenersi un posto, a comporre le caselle di nuovi patti, a garantire la continuità amministrativa, a far sì che nulla cambi.È per questo che abbiamo il dovere di esultare alla caduta del regime: per smantellarlo, senza reticenze. Per rifuggire dall’errore mortale della pacificazione pattizia, cosa ben diversa dal confronto democratico. Per impedire che cambi solo il volto di un sistema già dimostratosi incompetente e corrotto. Per fare in modo che Antonino Recca non si trasformi in un capro espiatorio e i suoi fedelissimi non tentino di costruirsi una nuova verginità.In prima fila tra i fedelissimi c’è Lucio Maggio, stipendiatissimo Direttore Generale finito nei guai per alcune indagini del Ministero. Poi c’è Carlo Vicarelli, tuttofare in Rettorato, dirigente dell’Ateneo, da sempre al servizio di Recca, il quale ha sempre ricambiato generosamente tanta fedeltà. Sempre nell’ombra ma prodotto tipico del sistema Recca è Mario Cullurà, dirigente dell’ex Ufficio Tecnico, non si è mai capito come mai occupi quella posizione. Infine ci sono i sempre verdi, quelli che già si sono riciclati dopo l’amministrazione Latteri, Lucio Mannino e Fulvio La Pergola, entrambi dirigenti dell’Ateneo e indagati per lo scandalo delle morti per avvelenamento nella Facoltà di Farmacia. Fedele a Latteri prima e a Recca dopo anche l’avvocato Rosanna Branciforte, dirigente a capo della delicata Area dei rapporti istituzionali e con il territorio.Cosa ne sarà di questi dirigenti, dei loro altissimi stipendi, chi saranno i loro sostituti e di quanto sarà ridotto il loro stipendio determinerà, insieme a molti altri fattori, se Giacomo Pignataro, futuro Rettore avrà scelto la strada gattopardesca della pacificazione e dell’equilibrismo o quella dell’alternativa, dello stravolgimento della Governance e della liberazione dell’Università di Catania dalla morsa di baronato e partitocrazia.Oggi ci basterebbe, come Movimento Studentesco Catanese, festeggiare la vittoria. Non curanti dello sconfitto, non curanti del futuro. Eppure è troppo grave quell’indagine che pesa sulla testa di Antonino Recca e con lui su tutta l’amministrazione dell’Università, troppo gravi le dichiarazioni dell’Ing. Cullurà che si vantava di aver progettato un locale universitario risultato non a norma con i criteri sismici, troppo grave la negazione da parte dell’Avv. Branciforte di documenti importanti sulla sicurezza dell’Ateneo, scabroso che due inquisiti nello scandalo di Farmacia occupino ancora ruoli dirigenti nell’Università di Catania. Ma ancor più inquietanti sono le voci che si rincorrono nelle stanze del Rettorato secondo le quali un nuovo patto politico trasversale ha permesso a Pignataro di essere eletto Rettore. Così non possiamo che continuare a pretendere giustizia, un’amministrazione pulita e democratica, trasparente e indipendente, a prescindere da quale Rettore sia in carica.Al Prof. Pignataro non possiamo che augurare un buon lavoro, noi staremo con gli occhi aperti, nell’esclusivo interesse delle studentesse e degli studenti, della democrazia e della legalità.Il Rettore che ci minacciava, che impediva il dibattito, che puniva i contestatori, che accentrava il potere, che si inchinava a Deputati e Senatori della Repubblica adesso non c’è più. Vogliamo che quella storia non si cancelli, non si dimentichi ma resti impressa nella mente di chiunque sarà chiamato ad amministrare l’Università di Catania.Il tiranno è caduto. È adesso il tempo del cambiamento vero.Matteo Iannitti, Movimento Studentesco Catanese.

 


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