Vannacci fa schifo!


Pubblicato il 30 Maggio 2026

Sì, fa schifo.
Fa schifo il linguaggio politico che alimenta la paura, che divide le persone tra italiani “veri” e cittadini di serie B, che trasforma migranti, minoranze e diversità in bersagli da colpire per raccogliere consenso.
Fa schifo l’idea di una politica costruita sull’ossessione identitaria, sulla ricerca continua di un nemico, sulla convinzione che ogni problema sociale possa essere spiegato indicando qualcuno da escludere.
Per questo non può lasciare indifferenti quanto accaduto due giorni fa a Catania, dove Roberto Vannacci ha scelto di inaugurare il tour siciliano del suo movimento Futuro Nazionale con un incontro pubblico al Romano Palace Hotel, presentato come un momento di radicamento territoriale e mobilitazione politica.Sul palco si è parlato ancora una volta di sicurezza, identità, difesa dei territori, emergenza sociale e rappresentanza “autentica” dei cittadini. Temi legittimi in una democrazia. Ma il problema non sono le parole utilizzate singolarmente. Il problema è il progetto politico complessivo che quelle parole costruiscono.
Dietro la retorica della sicurezza si intravede spesso una visione della società fondata sulla contrapposizione permanente. Dietro il richiamo all’identità nazionale emerge una narrazione che tende a guardare con sospetto chi è diverso, chi arriva da fuori, chi non rientra in determinati schemi culturali e sociali.
E mentre la Sicilia continua a fare i conti con ospedali in crisi, giovani costretti ad emigrare, infrastrutture insufficienti, precarietà lavorativa e povertà crescente, la risposta proposta sembra essere sempre la stessa: alimentare rabbia, individuare nemici, trasformare il disagio sociale in propaganda politica.
Paradossalmente è stato lo stesso Vannacci, a margine della sua visita a Catania, a riconoscere che la Sicilia vive enormi problemi di sicurezza, sanità, economia e infrastrutture, arrivando a esprimere una valutazione negativa dei risultati ottenuti dal governo regionale.Ma allora la domanda è inevitabile: quale sarebbe la soluzione? Più slogan? Più nazionalismo? Più propaganda identitaria?
La verità è che il successo di Vannacci non nasce dal nulla. Nasce dalle paure reali di una società in difficoltà e dall’incapacità della politica tradizionale di offrire risposte credibili. Ed è proprio qui che il fenomeno diventa pericoloso. Perché quando il disagio sociale incontra la semplificazione ideologica, il rischio è quello di scivolare verso forme di estremismo sempre più normalizzate.
Futuro Nazionale prova a presentarsi come una forza nuova. In realtà ripropone molte delle pulsioni che attraversano da anni la destra più radicale europea: sovranismo esasperato, retorica identitaria, contrapposizione culturale e costruzione del consenso attraverso la paura.
E il punto ormai non riguarda più soltanto Vannacci.
La vera questione politica riguarda Giorgia Meloni e il centrodestra di governo.
Per anni la presidente del Consiglio ha cercato di accreditarsi come leader conservatrice affidabile agli occhi dell’Europa e delle istituzioni internazionali. Oggi però la crescita di figure come Vannacci pone un interrogativo inevitabile: il governo intende prendere le distanze da queste derive oppure continuerà a inseguirle per convenienza elettorale?
Perché quando certe idee vengono sdoganate, quando certi linguaggi diventano normali, quando la paura diventa il principale strumento di consenso, il problema non è più soltanto chi le pronuncia dal palco.
Il problema diventa chi le tollera, chi le legittima e chi sceglie di non contrastarle.
Ecco perché la sfida non riguarda soltanto Vannacci.
Riguarda la qualità della nostra democrazia.
E riguarda tutti noi.

iena antibluff Marco Benanti.


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