Via D’Amelio e la caccia al fantasma di Stato


Pubblicato il 28 Giugno 2025

di Libero Catanese.

La Procura di Caltanissetta riscopre l’acqua calda: tessera club service = prova di satanismo giudiziario. Pentiti in pensione ringraziano.  
Nel paese di Pulcinella e Arlecchino, nel paese di coloro che amano raccontare storie, nel paese dei tuttologi dei social e di quanti amano indignarsi per qualunque cosa, ci sono argomenti ricorrenti che mettono d’accordo benpensanti, terrapiattisti e complottisti di qualunque specie e misura: la mafia e la massoneria. Con dei collegamenti degni della migliore indagine di Sherlock Holmes, si è finalmente risolto il giallo dei depistaggi di Via D’Amelio. Come? Semplice: trasformando la tessera del Kiwanis Club in un’ammissione di colpa. I ROS hanno perquisito i luoghi dell’ex pm Giovanni Tinebra, colpevole – a quanto pare – di aver frequentato un circolo di borghesi negli anni ’90. “Indizi gravissimi”, spiegano fonti giudiziarie: Se portava il distintivo al bavero, poteva benissimo nascondere l’agenda rossa di Borsellino nella sede del Rotary. Quali sono le super prove, semplice dichiarazioni di fantasmi.

Ed infatti questo castello accusatorio poggia su due pilastri inossidabili: 1) Le rivelazioni “scoppiettanti” di Gioacchino Pennino (1998), che già ventisette anni fa sussurrava di logge “nascoste tra le pieghe del bucato di Nicosia” ma della cui esistenza non v’è prova alcuna. 2) Il collaboratore Angelo Siino, che negli anni ’90 spiattellò il piano diabolico di Salvatore Spinello: creare una superloggia per “far colazione con i ministri”. Peccato che Spinello, genio criminale, abbia lasciato una sola prova: un’intercettazione in cui dichiara “Tinebra è dei nostri”. Ma senza audio, solo un verbale. Roba da CSI Miami.Non è tutto! Abbiamo anche il colpo di scena: essere socio Kiwanis è già prova di colpevolezza, così gli indizi sono gravissimi e precisissimi.

Si cita il Gran Maestro massone Fabio Venzi: Al Kiwanis i massoni si incontrano per bere spritz, si scopre che Tinebra era nel Kiwanis.E quindi? È OVVIO: se Tinebra sorseggiava aperitivi coi Kiwanis, allora era un demone massone che insabbiava stragi! Logica ferrea, no? Peccato che lo stesso comunicato ammetta: “L’iscrizione al Kiwanis non prova un bel niente”. Ma tant’è: quando c’è di mezzo la parola “loggia”, la coerenza va in vacanza. Ma c’è un altro elemento che mette insieme tutto, un altro elemento che fa da pistola fumante, un altro elemento che è la prova regina: un post-it del ’92 scritto col vento.

L’apice dell’inchiesta è un appunto del 1992 in cui l’agente La Barbera “sostiene” di aver dato a Tinebra la borsa di Borsellino. Certo bisogna sottolineare che mancano le ricevute di consegna, non ci sono testimoni, non ci sono conferme che dentro ci fosse l’agenda rossa, anzi potrebbe essere l’altra, quella marrone da sempre negli atti dell’indagine. Ma poco importa! Se l’appunto esiste, Tinebra è colpevole. Anche se l’accusa è scritta su un tovagliolo. A questo punto ci si chiede come mai questa bomba esplode solo nel 2025? Ci si aspettava che i testimoni “dimenticassero tutto”? (sic!), Si è calcolato che l’indignazione da social raggiungesse il picco massimo in estate? Si è scoperto che “accusare un morto di massoneria” non richiede controinterrogatorio?

E così mentre il web impazzisce per “lo zio giudice amico delle logge”, a noi tocca analizzare le prove schiaccianti: Una chiacchierata di 30 anni fa, una tessera del Kiwanis, un post-it smarrito e una dichiarazione sui club service che spiegherebbe tutte le stragi italiane dal Risorgimento in poi. Morale: se vostro nonno era nel Rotary di Roma, bruciate subito la sua tessera. Potrebbe essere l’anello mancante tra la morte di Pasolini, le scie chimiche e i poteri forti.

Piccola precisazione doverosa, prima che qualcuno organizzi un falò di tessere del Rotary: essere massoni non è un reato (sorpresa!), così come frequentare il Kiwanis non è un’ammissione di collusione con Cosa Nostra. La massoneria è un’associazione legale che opera nella trasparenza, e – udite udite – molti suoi aderenti si limitano a discutere di filosofia, storia e beneficenza tra un caffè e una torta della nonna, senza pianificare colpi di Stato. Che poi, se bastasse un’affiliazione a un club esclusivo per essere automaticamente mafiosi, metà dei consigli d’amministrazione italiani sarebbero già in galera. Ma questa, vedete, è un’altra indagine…


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