L’Oracolo della Democrazia e la Guerra Costituzionale


Pubblicato il 25 Settembre 2025

di Libero Catanese

È un onore e un peso vivere nello stesso Paese di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Napoli e, non secondariamente, Oracolo Supremo della Giustizia Italiana.Il magistrato non le manda certo a dire, lo fa con coraggiosa determinazione, ma soprattutto lo fa sempre e contro tutti. Non c’è Governo, colore politico o Ministro in grado di passare il vaglio del suo insindacabile giudizio.Il povero Ministro Nordio non è stato risparmiato, con Gratteri che ha ritenuto l’azione del Governo Meloni ininfluente sulla durata e l’efficacia della Giustizia.

Ma attenzione a non pensare che sia una questione di parte: anche la riforma Cartabia, del precedente Governo Draghi, è stata giudicata insufficiente, anzi, addirittura capace di rallentare l’azione della Magistratura nella lotta alla criminalità organizzata. E se andiamo ancora più indietro, neanche l’ex Ministro pentastellato Bonafede o il suo predecessore Andrea Orlando sono stati all’altezza.

Ci si domanda liberamente come sia possibile che tutti i Governi succedutisi nell’ultimo decennio non abbiano centrato le sue aspettative. Forse la politica è geneticamente programmata per favorire la criminalità organizzata? Gratteri, infatti, alimenta la diffusione dell’idea che le istituzioni siano corrotte e infiltrate dalle mafie a tutte le latitudini, un attacco che ha l’effetto di un “martello demolitore” sulla collettività, danneggiandola. Dopotutto, a cosa servono i canali istituzionali? Gratteri, sebbene in quanto PM sia un “pezzo delle istituzioni”, preferisce ricorrere all’opinione pubblica, denunciando l’incapacità del legislatore di fare il suo dovere.

Gratteri è noto per aver sposato la battaglia della legalità, di contrasto al crimine e alle mafie, ma il suo “metodo” ha determinato un “abuso senza precedenti delle misure cautelari”, producendo una quantità enorme di errori giudiziari. Secondo i dati oggettivi (quelli che i comuni mortali usano), nel distretto di Catanzaro sotto la sua guida (febbraio 2017 – settembre 2023), su 1121 persone arrestate per le quali è già intervenuta almeno una sentenza di primo grado, ben 423 sono state assolte, corrispondenti a una percentuale del 37,4%. Tale percentuale è circa quattro volte superiore alla media nazionale (10%). Ma non sono che dettagli. Sono semplicemente le “numerose vittime tra i civili”, le persone private della libertà e poi giudicate innocenti, ovvero le “vittime civili di una guerra che non fanno alcuna impressione agli addetti ai lavori”. Si stima, inoltre, che gli arresti effettuati in quel distretto abbiano dato, o daranno luogo, a indennizzi per ingiusta detenzione per circa 14 milioni di euro (una stima “largamente per difetto”).Nonostante i numeri, Gratteri ha dimostrato un encomiabile spirito critico verso i suoi colleghi giudicanti.

Quando le sue indagini con decine di arresti vengono ridimensionate o i giudici scarcerano, il Procuratore ha insinuato che “la storia spiegherà anche queste situazioni”, lasciando intendere che ci possa essere “qualcosa di losco” tra i giudici che non seguono le sue indicazioni. Una “gravissima insinuazione” che i critici ritengono essere “sotto il minimo della cultura istituzionale”.

L’apparato antimafia, con norme penetranti come confische e interdittive sulla base del principio del “più probabile che non” (somministrando la pena prima del processo), è un sistema “sempre più potente” che, secondo le critiche, avvicina l’Italia a Paesi autoritari come Russia e Turchia. Ma Gratteri, consapevole del suo ruolo di “agricoltore infiltrato in magistratura” che potrebbe fare l’intrattenitore, ha aperto un nuovo fronte di guerra contro la riforma della separazione delle carriere dei magistrati.

La riforma, che prevede che il magistrato scelga all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, senza poter cambiare, è vista da Gratteri come un “danno” e un’ulteriore difficoltà per avere un processo giusto. La sua principale preoccupazione, pur assicurando che il suo stipendio resterà “uguale”, è che il pubblico ministero finisca “sotto l’esecutivo”, penalizzando le vittime.

Il Procuratore si è detto sorpreso che si voglia cambiare la Costituzione per una percentuale “irrisoria” (solo lo 0,2% all’anno) di magistrati che chiedono di cambiare funzione. A fronte di un cambiamento costituzionale così “non convincente”, Gratteri ha promesso, con tipica modestia, che farà una campagna totalizzante: “Fino a quando avrò forza e tempo, in ogni sede, in tutte le televisioni dove sarò invitato, sui giornali, alla radio, per le strade, per le piazze, dove posso, fino a 48 ore prima del voto, se ci sarà il referendum, io dirò no alla separazione delle carriere”.La strada, dicono le storie di vite devastate e famiglie segnate, non è quella indicata da Gratteri. Ma i provocatori e i critici devono solo rassegnarsi: l’importante è il coraggio e la determinazione.

E se poi la democrazia liberale, messa in discussione da fermenti populisti e autoritari, viene minacciata dalla “spirale della totale delegittimazione della politica”, almeno avremo avuto un Procuratore che ci ha venduto molti libri e che avrà dato lezioni in TV.


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