Si punti alla soppressione dei Tribunali per i minorenni italiani


Pubblicato il 13 Giugno 2026

Carlo Majorana Gravina

Su Panorama del 10 giugno, un corposo servizio di Fabio Amendolara, titolo “Gioventù criminale”, riaccende i riflettori su un allarmante fenomeno che, in contesti e in ambienti diversi, attraversa l’Italia e non solo.

Un mio amico giurista, che ha vestito toga di giudice tenuto cattedre universitarie e fa l’avvocato, sostiene, con non poche ragioni, che andrebbero soppressi i Tribunali per i minorenni in Italia.

Questi ed altri istituti “dedicati”, sorti col DLR 20 luglio 1934, n. 1404, scaturirono dalla folle “esigenza” di “educare” i cittadini, tipica mania di ogni regime totalitario nel quale alligna il germe e l’interesse politico a superare e surclassare la famiglia, cellula primaria della società, con intento predatorio sulla gioventù.

A completare l’opera, con la mania delle simmetrie sistemiche, si decise che detti tribunali sorgessero uno per ogni distretto di Corte d’Appello.

Una fissazione superata solo nel 2012 quando, per i Tribunali delle Imprese (DL 24 gennaio 2012 n. 1), vennero assegnate due sezioni a Brescia e Catania pur non essendo capoluoghi di regione.

L’entrata in vigore nel 1942 del nuovo Codice Civile e del Codice di Procedura Civile comportò il rinnovamento del diritto di famiglia; poi vari interventi normativi a partire dall’entrata in vigore della Costituzione e la legge L. 25/71956 n.888, che definirono l’attuale composizione e le competenze.

Per completezza segnaliamo che le funzioni civili e amministrative attribuite in seguito a questi Tribunali (crisi familiari, tutela dei minori, adozioni e affidamenti), non hanno dato risultati utili e felici.

La delinquenza minorile è fenomeno problematico che non può e non deve entrare in “griglie” e “schemi” preordinati, poiché molteplici sono le cause da cui viene generata: ambiente familiare e sociale, inadeguatezze genitoriali, modelli culturali negativi, spirito di emulazione, social e chi più ne ha più ne metta.

Ogni individuo è unico ed unico è il suo percorso di formazione e di crescita.

Uno degli aspetti più surreali è il “limite” dei 14 anni, poiché da unicità personale e percorsi formativi scatiruscono precocità e ritardi, maturità, immaturità, discernimento. Sempre Panorama, tempo fa, ad esempio, aveva trattato le problematiche degli alunni “superdotati” e del loro rendimento a scuola.

Restando sul versante dei fatti e degli atti criminali, per la legge italiana la responsabilità penale è personale, non c’è il “corporate crime” ma, con risultati modesti e inadeguati, si sono inventati i reati associativi che processualmente evaporano.

L’idea del mio amico, ben argomentata, avvierebbe le toghe “dedicate” verso i tribunali ordinari, mitigando quella “carenza di personale” che si denuncia da lungo tempo.

Il Presidente della Corte d’Appello di Catania, cui avevo fatto cenno alla questione, troncò bruscamente “la carenza di personale non è un argomento!”.

La sua recisa risposta diceva, senza argomentazioni e discussioni, “i giudici devono assicurare la giustizia come sia, come possono, al meglio; se carenza c’è, si segnalerà nelle sedi opportune; intanto è imperativo dare giustizia ai cittadini, assolvere al servizio per il quale siamo deputati e pagati”.

Riportando tutto nei tribunali ordinari, il giudice – monocratico o collegiale – valuterà fatti e contesti; scriminanti, attenuanti e aggravanti; attiverà tutte le ctu del caso, incluse alle quali assolvono le attuali figure “onorarie”, perché la sentenza sia equa e giusta nei confronti di giovani, adulti, anziani, famiglie e società.


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