Lavoro agile, UGL Sicilia chiede coerenza alla Regione: “Applichi ai dipendenti ciò che finanzia all’esterno”


Pubblicato il 13 Giugno 2026


«La Regione Siciliana finanzia il lavoro agile, lo promuove come strumento per riportare i giovani nell’Isola e lo indica come modello di conciliazione tra vita e lavoro. Fa bene, perché il lavoro agile significa meno traffico, meno costi di trasporto, meno consumi energetici, meno emissioni e una migliore organizzazione del lavoro. Peccato che, per molti suoi dipendenti, continui a restare soltanto una bella teoria». Lo afferma Carmelo Giuffrida, segretario regionale UGL Sicilia.

«La Regione riconosce tutti i vantaggi dello smart working quando si tratta di incentivarlo all’esterno, tanto da stanziare risorse pubbliche per chi lavora da remoto per aziende con sede fuori dalla Sicilia. Quando però si guarda dentro gli uffici regionali, la situazione cambia. In molti dipartimenti il lavoro agile continua a scontrarsi con ritardi, procedure incomplete e applicazioni disomogenee. È difficile comprendere perché ciò che viene considerato una soluzione per gli altri non debba esserlo anche per i lavoratori regionali», continua Giuffrida.

Per l’UGL la questione non riguarda soltanto la conciliazione tra vita privata e lavoro. In una fase caratterizzata dall’aumento dei costi energetici e delle spese di mobilità, il lavoro agile rappresenta anche uno strumento concreto di risparmio per lavoratori e amministrazioni. Meno spostamenti significano meno spese per le famiglie, meno congestione urbana e una gestione più efficiente delle risorse pubbliche. Temi che il sindacato aveva già evidenziato in una nota inviata nei mesi scorsi al presidente della Regione.

«Non si tratta di un problema esclusivamente regionale. Da tempo denunciamo una diffusione del lavoro agile a macchia di leopardo in gran parte della pubblica amministrazione siciliana. Lo evidenziano da UGL Autonomie con il segretario regionale UGL  Ernesto Lo Verso e il segretario provinciale di Trapani Alessandro Parrinello. Ovunque emerge la stessa contraddizione: tutti riconoscono i benefici dello smart working, ma quando arriva il momento di applicarlo prevalgono inerzie e resistenze burocratiche».

«Se il lavoro agile è davvero uno strumento capace di trattenere competenze, migliorare la qualità della vita, ridurre i costi e rendere più efficiente la pubblica amministrazione, allora la Regione Siciliana dovrebbe essere la prima a crederci fino in fondo. Prima di promuoverne i vantaggi agli altri, sarebbe opportuno dimostrare di volerli applicare in casa propria».


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