Catania “terre di serie C”, San Cristoforo: interventi sociali ma le Istituzioni sono coerenti con le parole tante volte dette?


Pubblicato il 10 Maggio 2026

Nel quartiere San Cristoforo, nell’area degli Angeli Custodi, la presenza della “Città dei Ragazzi” rappresenta da anni un punto di riferimento stabile sul piano sociale ed educativo. Per chi conosce il territorio o lo vive quotidianamente, si tratta di una realtà che ha avuto un ruolo significativo in un contesto urbano segnato da fragilità storiche e difficoltà strutturali.

San Cristoforo, a partire almeno dagli anni ’60, ha conosciuto un progressivo indebolimento del tessuto sociale. Le reti di vicinato si sono allentate, il senso di appartenenza al quartiere si è ridotto e, nel tempo, si sono consolidate dinamiche di marginalità economica e sociale. In questi contesti, anche una presenza minoritaria di fenomeni illegali può incidere in modo pesante sulla percezione complessiva del territorio, contribuendo a restituire un’immagine di zona difficile e complessa.

Tra le conseguenze più evidenti, nel corso dei decenni, ci sono stati l’abbandono di alcune attività produttive, lo spostamento di famiglie verso altre aree della città e una progressiva riduzione delle occasioni di aggregazione positiva. A questo si è aggiunto, come in molte periferie urbane, il problema del degrado degli spazi pubblici e dell’abbandono dei rifiuti, spesso legato non solo a comportamenti individuali ma anche alla debolezza dei presidi sociali e istituzionali.

Il ruolo della “Città dei Ragazzi”

In questo contesto si inserisce la storia della “Città dei Ragazzi”, realtà nata attorno all’impegno di Padre D’Arrigo, figura storica della parrocchia degli Angeli Custodi. Negli anni, la struttura è diventata uno spazio di riferimento per bambini, adolescenti e famiglie del quartiere.

Le attività oggi sono molteplici: doposcuola, sport, laboratori artistici, percorsi educativi e momenti di aggregazione. A queste si sono aggiunte iniziative di formazione professionale e interventi di sostegno materiale alle famiglie più in difficoltà, compresa la distribuzione di generi alimentari.

Un capitolo a parte riguarda il lavoro con giovani e adulti con disturbi dello spettro autistico, seguito da personale specializzato. Un servizio che, nel panorama cittadino, rappresenta una delle poche esperienze strutturate e continuative di questo tipo.

Alla guida della realtà c’è Marco Barbarossa, insieme a un gruppo di operatori e giovani collaboratori che negli anni hanno contribuito a consolidare l’esperienza, cercando di mantenerla radicata nel territorio.

Tra educazione e conflitti sociali

Il lavoro in quartieri come San Cristoforo non è mai lineare. Le attività educative si intrecciano con contesti sociali complessi, dove le difficoltà economiche e la presenza di economie informali rendono più difficile la costruzione di percorsi stabili.

Nel tempo non sono mancati episodi di tensione legati alla gestione degli spazi pubblici e alla trasformazione del quartiere. Allo stesso tempo, però, non sono mancate neppure iniziative dal basso, petizioni e interventi civici che hanno portato, in alcuni casi, a risultati concreti sul piano del decoro urbano e della bonifica di aree degradate.

Il rapporto con le istituzioni

Uno dei nodi ricorrenti resta quello del rapporto con le istituzioni. La sensazione, tra molti operatori sociali del territorio, è che negli anni il quartiere sia stato spesso oggetto di interventi non sempre continuativi o coordinati.

Oggi, con l’avvio di nuovi progetti legati ai patti educativi di comunità, si tenta di costruire una rete più stabile tra scuole, associazioni e istituzioni. In questo quadro si inserisce anche l’iniziativa “Memoria che diventa responsabilità”, legata al ricordo dei “4 Picciriddi” di San Cristoforo, uccisi dalla mafia cinquant’anni fa, che punta a trasformare la memoria in un’occasione educativa per i più giovani.

Una presenza che fa discutere

Resta aperta, sullo sfondo, la questione del riconoscimento e del ruolo delle realtà già attive sul territorio. In particolare, alcuni osservatori sottolineano come esperienze consolidate come quella della “Città dei Ragazzi” non sempre trovino un adeguato coinvolgimento nei nuovi percorsi istituzionali.

Una domanda che circola tra operatori e cittadini è se sia possibile costruire un progetto davvero efficace di rigenerazione urbana senza valorizzare chi, da anni, opera quotidianamente nel quartiere.

San Cristoforo resta un territorio complesso, dove le fragilità sono evidenti ma dove esistono anche presidi sociali che, nel tempo, hanno cercato di tenere aperti spazi di educazione, inclusione e legalità. La “Città dei Ragazzi” è uno di questi.

Martina Molino.


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