Ciclone Harry: ancora una volta la zona industriale di Catania paga il prezzo più alto. Serve una svolta strutturale, non interventi tampone


Pubblicato il 21 Gennaio 2026

COMUNICATO STAMPA

CGIL – CISL – UIL di Catania

I gravi danni provocati dal ciclone Harry sul territorio catanese ripropongono, con drammatica puntualità, una verità che non può più essere ignorata: ancora una volta a pagare le conseguenze tra le più pesanti è l’area della zona industriale, oggi completamente allagata.

Nella conta dei danni inciderà, ancora una volta, un’area che da anni avrebbe dovuto essere oggetto di un ripensamento profondo e strutturale, mai realmente affrontato. Ogni evento climatico avverso mette a nudo le stesse fragilità: un sistema infrastrutturale inadeguato, una pianificazione assente, una visione che non va oltre l’emergenza.

Quando si parla di zona industriale di Catania si fa spesso riferimento a singoli interventi, a opere parziali, a soluzioni temporanee. Mai, però, a un piano complessivo, organico e di lungo periodo capace di mettere finalmente in sicurezza quella che dovrebbe essere la culla dell’Etna Valley, il cuore produttivo e occupazionale del territorio.

CGIL, CISL e UIL di Catania si rivolgono ancora una volta al Comune di Catania, chiamato ad assumersi fino in fondo la responsabilità di una programmazione seria, moderna e coerente con i cambiamenti climatici ormai strutturali. Ma l’appello è rivolto anche a Confindustria, affinché eserciti un ruolo attivo e determinante nel promuovere una nuova visione condivisa, capace di incidere concretamente sulle scelte strategiche. In questo contesto, esprimiamo sconcerto per le decisioni assunte da alcune importanti aziende che, di fronte a una tempesta di acqua e vento ampiamente prevedibile, non hanno ritenuto prioritario tutelare la sicurezza dei propri lavoratori, evitando la chiusura degli stabilimenti nelle ore più pericolose. Scelte che riteniamo miopi e inaccettabili, perché la salvaguardia delle persone deve sempre prevalere su qualsiasi esigenza produttiva.

Continuare a subire passivamente gli effetti di eventi climatici prevedibili significa accettare che a rimetterci siano sempre l’economia del territorio, la tenuta delle singole aziende, l’occupazione e, soprattutto, la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori.

È il momento di dire le cose come stanno: senza un cambio di passo deciso, senza una pianificazione integrata e senza investimenti mirati alla messa in sicurezza definitiva dell’area industriale, Catania continuerà a perdere competitività, lavoro e futuro.

CGIL, CISL e UIL ribadiscono la propria disponibilità a un confronto serio e responsabile. Ma il tempo delle analisi è finito. Serve una scelta politica e industriale chiara, coraggiosa e immediata, perché il futuro del lavoro e dello sviluppo non può più essere lasciato in balia delle emergenze.


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