Cose della Sicilia che dice di combattere Cosa Nostra e poi attua comportamenti paramafiosi. Il caso di “S” e del direttore di ienesicule che “fa scelte sbagliate”


Pubblicato il 23 Luglio 2011

turi-tecnologicoCos’è la cultura mafiosa, intesa come mentalità, modo di sentire? Come si estrinseca sul piano del costume nella società “perbene”? In tanti modi. Colpendo soprattutto la dignità e la libertà delle persone. Dei singoli. Che non “appartengono” ma sono una cosa unica ed irripetibile.

Invece, nella Trinacria degli “antimafiosi da copertina” succede anche questo: cosa? Che un giornalista free lance, come me, “non può” collaborare con altre testate, in un periodico dove c’è un “nemico” degli “antimafiosi da copertina”, pena il “taglio” degli articoli, quello della firma sostituita con quella di altri.

E’ quello che è successo al sottoscritto: basta leggere il numero in edicola di “S”, la rivista “giusta” e “contro tutti”. Bene, nella parte dedicata a Catania troverete pezzi su Iacp e –in ultima pagina- sui processi di Catania: ma il mio nome è espunto. Messo fuori. Perché io sono il direttore di “ienesicule” –mi è stato spiegato- e siccome nella creazione di “ienesicule” ci sono persone che a Palermo hanno litigato (storie in cui io non c’entro nulla e sinceramente  a me frega niente), allora anche tu ci vai di mezzo. In soldoni è così. Ma io vorrei fare il giornalista, non partecipare a beghe da condominio. Invece, no. Prima regola: appartenere. Io, invece, non appartengo a niente e nessuno.

Mi è capitato tante volte nella vita di essere “messo alla porta”: a Sigonella –dove facevo l’operaio (lavoro bellissimo di cui vado orgoglioso)- dai “siculiamericani” per reato d’opinione, dall’Ansa dove lavoravo ma ero una sorta di “fantasma” di centoventi chili per un metro e ottanta centimetri di statura e non solo fisica, da “Magma” perché  -dovete saperlo- un freelance senza contratto e senza alcuna esclusiva “non può” collaborare con altre testate. Capite l’ambiente? Capite cos’ è certa cultura nostrana o simil tale, intesa come costume, modo di sentire? Quali logiche aberranti produce? Altro che parate per le stragi!

Nella società attuale siciliana e  italiana il “sentire mafioso” è fortissimo: una serie di “valori” tribali, di appartenenza a gruppi, consorterie ed affini. Poi tutti in piazza a battersi il petto. Naturalmente, in particolare, contro alcuni politici: come il caso di Lombardo. A me Lombardo non sta simpatico politicamente, non appartengo alla sua cultura politica, vengo da altre esperienze, vengo da una cultura di libertà e giustizia e antimafia sociale che in Italia è stata in gran parte dimenticata. Siamo arrivati al Pd, è tutto dire. Ribadisco: voglio mettere in evidenza la cultura mafiosa, intesa come costume, come valori e mentalità. Che è diffusa, anche fra chi –pur ovviamente non facendo parte dell’associazione- propone mentalità che ricordano questo maledetto fenomeno siciliano e italiano.

Ecco allora il testo originale del pezzo su uno scandalo clamoroso che avevo scritto per “S”. Lascio come al solito al lettore ogni riflessione: io sono solo un cronista di strada. Clicca e leggi l’articolo oppure aprilo nella home page, “Lo Stato contro lo Stato. Incredibile situazione a Catania: una storia da teatro dell’assurdo”


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