Cronache del Regime, siamo al “Videomessaggio” del podestà! Iannitti: “un sindaco allergico alla democrazia”


Pubblicato il 29 Gennaio 2017

Nuova incredibile “pagina da conservare” del Palazzo catanese: uno “spettacolo” che riporta alla mente a cose già viste qualche decennio fa…

ecco cosa ha scritto Matteo Iannitti sua bacheca facebook:

Ieri il Sindaco di Catania Enzo Bianco ha superato il ridicolo mettendo in scena uno spettacolo indegno per la città e per l’Istituzione che egli rappresenta.

Dentro una coreografia ufficiale, ripreso da uno smartphone, in solitudine, ha rilasciato una dichiarazione senza aver davanti nemmeno un giornalista. Parole su parole senza nemmeno avere la possibilità di fare una domanda, di chiedere una precisazione.

Uno spettacolo ridicolo e tragicomico. Penoso.

I contenuti della dichiarazione: grotteschi. Il Sindaco ha dichiarato di essere sotto attacco. Da chi? Dai cuffariani che ha voluto in Giunta e che gli reggono i numeri in Consiglio. Dai fedelissimi di Raffaele Lombardo che gli fanno da assessore e viceSindaco. Oppure sotto attacco dalle destre che hanno, parole sue, prodotto un “enorme intreccio tra interessi privati, talvolta anche criminali, e pubblica amministrazione che ha pesantemente condizionato lo sviluppo della città” ma i cui uomini di punta sono stati nominati Assessori, Presidenti di Partecipate, siedono nei banchi della maggioranza in Consiglio Comunale.

Da chi è sotto attacco Bianco? E’ forse nervoso perché si fanno avanti voci critiche, perché non tutti sono in vendita, perché carte alla mano si dimostra la penosa amministrazione della città?

Si chiama democrazia, Signor Sindaco, e lei ne è allergico. Chi non rispetta la democrazia, chi si sottrae al confronto, chi si circonda solo di yes-man che hanno l’unico compito di incensare e glorificare il capo, non è degno di ricoprire un ruolo istituzionale. Perché sa, Signor Sindaco, siamo in una Repubblica e lei amministra per nostro conto, è pagato da noi per farlo e non può disprezzare il ruolo attivo della cittadinanza.

Non parli, Signor Sindaco, di legalità. Non lo faccia proprio lei che andava a passeggio con un presunto prestanome della mafia. Che ha mentito alla città dicendo di non sapere della richiesta di rinvio a giudizio per mafia a Ciancio. Non parli di legalità lei che gestisce gli uffici pubblici come se fossero un suo comitato elettorale. Non dica legalità quando consegna le aree più importanti della città a palazzinari e società in odor di mafia. Non dica legalità quando la Commissione Antimafia ha lanciato un enorme allarme sulle Istituzioni catanesi.

Signor Sindaco lei non è sotto attacco, lei è solo arrogante.

E l’arroganza la stanno raccontando i giornalisti. E’ nel suo modo di amministrare e in quello dei suoi assessori, nel vergognoso atteggiamento del Segretario Generale, che dovrebbe essere figura di garanzia e super partes.

Signor Sindaco lei non è sotto attacco, lei è incapace di gestire la cosa pubblica, di dare risposte alla città, di amministrare Catania.

Un tempo la si guardava con nostalgia, rimpiangendo anni in cui Catania sembrava essere un bel posto dove vivere e lavorare. Adesso la si guarda con disgusto perché lei ha deluso ogni aspettativa e si è rinchiuso nel palazzo, del tutto assente e sordo alle istanze della città.

Un Sindaco dovrebbe agire al fine di rendere più bella e più giusta la città. Lei amministra solo al fine di compiacere se stesso.

E questo l’hanno capito tutti, anche i suoi più stretti collaboratori, che amministrano non con lei ma nonostante il suo delirio di protagonismo e di autoglorificazione.

Ma Signor Sindaco lei deve sapere che di lei non ci importa. Nessuno lavora al fine di attaccarla per farla cadere. Nostro compito non è opporci per poi spodestarla e prendere il suo posto.

No, Signor Sindaco.

Catania ha bisogno di riacquistare la speranza e costruire sulle solide radici che già crescono nei quartieri, nelle sperimentazioni sociali, nei luoghi di aggregazione e di studio, una nuova generazione che sappia amministrare la città per riaccendere la speranza di Catania.

Lei in questo serve solo a dimostrare e a spiegare ciò che non va fatto. Lei è solo il cattivo esempio da cui prendere le distanze.

Il futuro di Catania sta fuori dal Palazzo, nell’azione quotidiana di tante donne e tanti uomini.

Il riscatto della città non passa dalle elezioni ma dal cambiamento che si produce nella comunità.

Ci sono luoghi in cui le parole legalità, giustizia sociale, felicità tornano ad avere un senso.

Pronunciate da lei sembrano il discorso comico di un Sindaco arrogante e disperato, al quale una bambina ha appena gridato: è nudo!


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