Cronache politicamente scorrette: euforia Vannacci


Pubblicato il 29 Maggio 2026

C’è desiderio di “ Destra” vera, quella non slavata, scolorita, che non ha timore reverenziale e non soffre di complessi d’inferiorità, e c’è ancora di più la speranza di una Destra possibile. Emerge questo dall’incontro tra il generale Vannacci e gli oltre 500 catanesi che hanno partecipato alla prima di Futuro Nazionale a Catania, all’hotel Romano Palace. Sono tanti i convenuti ed hanno storie e identità diverse. Ci sono persino molti ex grillini, quelli che hanno vissuto il “ contismo” come uno dei peggiori tradimenti della storia dopo quello dell’Iscariota. “ La rivoluzione pensata da Casaleggio è stata tradita da questo inutile mestierante”. 

Ci sono pure i delusi della destra al governo e gli identitari. “ Ho votato centrodestra per legittima difesa. Non sono più disposto a farlo”. Poi, con un convinto almirantismo.”O è destra o non è niente”. Ci sono assessori di paesi etnei.” Sono venuta ad ascoltare”. Ci sono semplici curiosi: “ Ho letto il suo libro e ho visto la puntata di Pulp Podcast, non quella con Renzi, ma quando era solo. Mi incuriosisce…mi interessa”. Ci sono soprattutto giovani, tanti, tutti quelli che dopo il riflusso degli anni ottanta sono mancati alla Destra in tutte le sue declinazioni. Niente braccia a molla e torcicollo, niente saluti romani. Non c’è spazio per il nostalgismo e neanche per la fantapolitica. Qui c’è aderenza alla realtà, e il desiderio di trattare temi legati alle difficoltà del quotidiano; qui hanno diritto di cittadinanza idee e visioni. Vannacci da subito fa capire che Futuro Nazionale nasce come espressione di un disagio con la pretesa di arrivare a costruire un “altro livello dell’Essere”, un afflato comunitario capace di ribaltare vecchie e rugginose logiche politiche. “ Dalla Sicilia partirà un’onda tricolore”.

Esordisce così Roberto Vannacci, accolto da scroscianti applausi e una insistente ovazione, dopo l’overture dell’inno nazionale cantato da tutti i presenti, con compostezza e rispetto. É un uomo d’azione, Vannacci, rifiuta di stare dietro il tavolo dei relatori e sceglie di stare tra la sua gente. Camicia sudata, microfono in mano, idee chiare. Gli ingredienti ci sono tutti. “ Mi piace stare tra la gente. Mi sono allenato sulla spiaggia ed ho fatto il bagno nel vostro meraviglioso mare”. Vannacci non conosce il potenziale tradito della Plaja e il degrado in cui amministrazioni di destra e di sinistra l’hanno relegata. Ma non lo sanno neanche a Bruxelles, ci confessa Vannacci “ Ci chiamiamo Futuro Nazionale perchè è prevalente la nostra attenzione a quello che sarà e a quello che saremo”. Sala piena, e fuori molte persone arrivate in ritardo che pur non trovando posto non vogliono perdersi la sua vitale oratoria. 

“ La nostra è una politica dal basso, niente dinosauri. Noi saremo come l’Etna, un vulcano che spaccherà gli schemi della vecchia politica”.  Niente logiche elitarie e, soprattutto, l’attenzione a non allontanarsi dal frangente. Applausi e un unico coro: “ generale generale generale”. 

“ Siamo contro il Green Deal che ha procurato solo nocumento; saremo una novità che rifiuta la politica dell’assistenza; saremo per la meritocrazia e per una società che deve agevolare le naturali attitudini e qualità degli individui”. Società organica: un ottimo contadino vale molto di più di un pessimo principe.  C’è spazio per un attacco a coloro che nel centrodestra hanno puntualizzato il rifiuto a Futuro Nazionale. “Marina Berlusconi?”, partono fischi e cori di disapprovazione. “ Non mi risulta che Forza Italia sia eterodiretta da Marina Berlusconi, se lo è sappiano che noi non abbiamo bisogno di prestiti né di pubblicare libri, perché Marina Berlusconi questo è, banche ed editoria. A chi parla contro di noi dico di conservare il fiato, perché fra qualche mese ne avranno bisogno”. 

C’è caldo dentro la sala, sono troppi i presenti, ma nessuno lascia il posto né la postazione. C’è la Rai che riprende, ci sono giornalisti di sinistra. “ Guarderanno i vostri tatuaggi in cerca di qualche simbolo. Diranno che c’erano gli estremisti, sempre pronti alla demonizzazione”. 73000 iscritti, solo 4500 in Sicilia.

É ambizioso il progetto di Futuro Nazionale, mira alla doppia cifra. “ I principi della destra sono stati disattesi. A Bruxelles la destra, soprattutto Forza Italia, vota con il PD”. Fischi. C’è un passaggio dalle rovine da fare, un intervento politico che richiede una certa purezza di ideali e una certa coerenza con quei valori che lo stesso Vannacci definisce irrinunciabili. Poi il boato quando Vannacci nomina la Remigrazione. “ La sharia la andassero a materiare nei loro paesi. In Italia non lo permetteremo”. Vuole essere rivoluzione e non contingenza. La contingenza stride con la rivoluzione, perché non ha una coscienza ideologica e un bisogno di sovvertire un falso ordine. Il messaggio è chiaro: con i fatti bisogna essere garanti delle proprie idee e non viceversa. I principi devono trarre forza dalla loro evidenza e non da un inutile e vuoto movimento dialogico. Bisogna procedere dal “ dover essere all’essere” e non viceversa.

Rifiuta la contingenza politica, perché quando la politica finisce nel contingente si rifugia in quelle pratiche burocratiche che Vannacci avversa. Lui è attento alla pulsazione sociale, vuole imprimere una concezione differenziata di esistenza. Non vuole crescere sulle rovine del sistema o dentro di esse. Vuole ribaltarlo il sistema. Sta tutto qui il suo rifiuto alle vecchie logiche, al partitismo sclerotizzato, a quel centrodestra che ha tradito valori inderogabili. Vuole scolpire l’azione, Vannacci. E lo vuole fare a partire dalle elezione del 2027. “ Vi prometto che non cambierò le mie posizioni”. 

Finisce con questa promessa l’incontro. Un tramonto colorato e ben augurale chiude il sipario. “É la nostra ultima speranza”, mi dice Sandro mentre esce dalla sala. 

Giovanni Coppola.


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