Cronache siculopolitiche: Candido Munafò nel “vuoto politico” quotidiano


Pubblicato il 24 Febbraio 2019

Carissimo,

ti lamenti dei miei voli pindarici allusivi che definisci criptici inestricabili incomprensibili ai più però fortunatamente mi approvi perché uso come te la sagacia l’ironia la satira che sono arti antiche remote dello scrivere raffinato forbito elevato senza ferire alcuno ma solo graffiare che sai bene ha nutrito la letteratura dei grandi anche dei due sicani girgentini come il maestro di Regalpetra e il padre del commissariodivigata che con stili diversi si rifanno alla realtà per spiegarla oltre le apparenze per immaginare quel che non si disvela per investigare i contenuti non visibili per descrivere senza pesantezza ogni fatto anche doloroso.

In verità con te affronto qualche argomento di pura attualità fissando la mia attenzione su alcuni personaggi noti tendendo in tal modo di capire comprendere carpire cosa accade intorno a noi da lì a poco volgendo comunque lo sguardo al di là della contingenza. Per me la peggiore natura umana non muta facilmente di fronte a nessun valore morale ideologia ferrea principio solido deturpando qualsiasi innovazione cambiamento rivoluzione cosicchè l’esito di questi tentativi abortisce come la storia maestra di vita ci insegna finisce nella maggior parte dei casi in inverecondi inaccettabili incredibili abusi di potere.

Mi colpiscono un’infinità di eventi che confusamente immediatamente simultaneamente si sovrappongono l’un l’altro come oggi assisto per la verità non tanto stupito alla scontata parabola degli stellari che si spengono si accendono ad intermittenza a secondo le evenienze avendo messo nel proprio agire regole sin troppo rigide a cui si sottomettevano prima di arrivare nel palazzo a cui tutti credevano che ahimè adesso misurandosi con la realtà derogano per sopravvivere non mantenendo quel che avevano promesso lasciando sul campo sconcertati scontenti delusi molti sostenitori della prima ora. Il partenopeo non è più lo stesso dei primi momenti si appanna appare agitato cerca conforto dettando una linea di comportamento che nessuno sa con chi discuta con chi viene verificata con chi la confronta.

Un mistero avvolge questa uomini nuovi del parlatoio a onor del vero dotati di facce pulite oneste rispettabili alleati ob torto collo del capitano selfini attorniato invece da scafisti esperienti da celoduristi di tempra forte da incalliti marpioni dotati di abili manine di ottime manone. Il conte si dibatte sempre più incerto nell’agone tempestoso da mediatore professionale per impedire a questo barcone di neofiti debuttanti di non pagare un prezzo alto ai verdi alleati pronti a incassare il bottino di un consenso che si annuncia clamoroso. Intanto, Gigino paga il primo pegno per salvare dal naufragio il capitano lacerando gli attivisti simpatizzanti in una divisione che preoccupa.

Nel frattempo, dall’altra parte, il florentino bulletto è arrabbiato frastornato stordito per il carcere in casa dei suoi amati genitori che bancarottavano da tempo al contrario del figlio che non è riuscito a rottamare alcunchè.

Marco siamo vicini alla festa delle maschere con il ritorno dell’ex cavaliere caimano prepotente che vuole essere eletto come eurocrate dopo che ancora oggi non si è capito o forse si è fatto finta di non capire che ruolo abbia avuto nella crescita del malaffare degli amici di casanostra. Rilascia parole al vento pensando di essere un benefattore del popolo di essere un vero patriota di essere una personcina disinteressata. Che nausea vedere in giro ancora questi (s)pregiudicati publitalioti che propagandano una forza che non tira più neanche qui in sicania dove il pizzetto già amato dagli isolani minaccia di mandare tutto a carte e quarantotto anche se non ha il becco di un quattrino aumentando i posti per le prebende di chi lo sostiene attendendo come sempre l’elemosina dalla capitale eterna facendo entrare nella reggia anche l’ultimo dei lombardiani.

L’ascarismo si riafferma non passa mai di moda dalle nostre parti alla faccia dell’autonomia indipendenza federalista accodandosi a qualche mirabolante invenzione di quelli del nord strateghi padroni contro i brontoloni apatici di quelli del sud.

Ci conosciamo bene non puoi negare che ho sempre pensato da illuminista non laicista che le idee camminano sulle gambe degli uomini che le (sovra)strutture del filosofo Carlo di origine tedesca mi convincono sino ad un certo punto al contrario dei pensatori utopisti che innanzi tutto valutano l’essenza umana come motore della storia. L’arguzia del maestro ci soccorre: “Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente. A forza di andare in profondità, si è sprofondati. Soltanto l’intelligenza, l’intelligenza che è anche leggerezza, che sa essere leggera, può sperare di risalire alla superficialità, alla banalità.”

A presto. Candido.


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