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Cultura “fatta a pezzi”: occupazione simbolica al “Bellini” di Catania. I “tagli regionali” fanno temere il peggio
Pubblicato il 27 Aprile 2013
Protesta dei lavoratori di un’istituzione che dovrebbe essere valorizzata e invece…di iena in sala
C’è di mezzo il futuro di 270 persone: non solo, l’avvenire di un patrimonio culturale come il “Teatro Massimo Bellini” di Catania. Stamane, l’orchestra e le maestranze hanno occupato in modo simbolico il Teatro per protestare contro la conferma dei tagli ai fondi destinati dalla Regione agli enti culturali in Sicilia. Dal governo regionale si progetta una riduzione ad ogni ente del 20% delle risorse. Una realtà che fa paura.
Il sindacato, in particolare la Fistel Cisl, non ci sta.
“Ottomila abbonati, il 30 per cento in più ogni anno. Siamo in controtendenza nazionale”, ha dichiarato Andrea D’Amico della Fistel Cisl sottolineando che “questo deve far capire ai nostri deputati e al presidente Crocetta che Catania è una città a cui piace la cultura e che vive di cultura”.
Ha aggiunto D’Amico: “il presidente Crocetta non si dimentichi questo quel milione e mezzo tagliato, che manca all’appello, ci permetteva di dare al pubblico la qualità e il prestigio che il Teatro Massimo Bellini potrebbe perdere in mancanza di questi fondi. Siamo estremamente preoccupati, perché sappiamo qual è il livello della crisi generale e sappiamo che molta gente pensa che di cultura non si mangia. Ma la cultura nel nostro territorio è fondamentale perché toglie dalla strada tanti ragazzi che altrimenti finirebbero male. Noi non chiuderemo il teatro. Anzi chiunque vuole può venirci a trovare, noi suoneremo e faremo concerti”.




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