Giovanni Mangano (Confedercontribuenti): “no alla privatizzazione di Fontanarossa”


Come vanno le cose in Sicilia? In mezzo alle solite scene e sceneggiate assortite, cerchiamo qualcosa di vero.  Per questo abbiamo rivolto qualche domanda al coordinatore regionale di Confedercontribuenti Giovanni Mangano, 55 anni, imprenditore catanese.

 

Dott Mangano, come vede la situazione siciliana e catanese in particolare in relazione alle condizioni economiche e politiche?

La situazione politico economica che stiamo vivendo può essere riassunta con un’unica parola: fallimentare. È incredibile come la nostra terra venga amministrata da una politica squallida e priva di lungimiranza, la nostra economia disastrosa è conseguenza diretta di scelte scellerate dettate dall’incapacità e dalla malafede, ovviamente sia per Catania che per la Sicilia vale questo discorso.

Che giudizio dà del governo Musumeci?

Non voglio dare un giudizio al governo Musumeci perché mi sembra abbastanza ovvia la risposta, basterebbe solo vedere come abbiamo perso i fondi del pnrr riguardo all’agricoltura per porre una sentenza al limite del demenziale verso questo governo, invece io vorrei far ragionare tutti noi, che senso hanno le regioni? Vorrei conoscere qualcuno che mi dia cinque ragioni sull’importanza di questi enti che ormai sono dei catafalchi pieni di spese che non producono nulla a favore della collettività, credo sia interessante rivedere il titolo V della costituzione, questa “autonomia” noi in Sicilia la vediamo solo per i favori della politica clientelare, infatti nel momento della decisione durante la pandemia la confusione che imperava era dettata proprio da questa inutile “autonomia”.

E dell’amministrazione Pogliese?

Verrà ricordata solo per le vicende personali di Pogliese e per le passerelle in giro per la città a tagliare nastri e fare foto sorridendo.

In particolare, esistono, a suo avviso, criticità in alcuni settori della vita pubblica siciliana?

La Sicilia è una terra unica, magnifica e ricca, a noi basterebbe metterci un minimo di capacità e di voglia per uscire da queste difficoltà, ma quello che manca è proprio la volontà, perché non esiste un vero piano sul turismo, sulla piccola-medio impresa, sull’agricoltura, perché la regione non riesce a spendere i fondi europei, a parte quelli già citati del pnrr, noi non riusciamo a prendere neanche quelli ordinari, quindi paghiamo degli incapaci ed improduttivi per poi vivere in queste condizioni. Questo è il dramma in tutti i settori della vita pubblica siciliana.

Sul tema aeroporto Confedercontribuenti è favorevole o contraria alla privatizzazione?

Contrario, è fondamentale che l’aeroporto sia pubblico, un privato segue esclusivamente il profitto, un’azienda pubblica invece si deve occupare della sua utilità nei confronti dei cittadini, poi che non venga amministrata nel migliore dei modi è un tema che va affrontato, perché riguarda tutti noi. Inoltre un aeroporto pubblico può favorire tratte anche se meno convenienti, mi viene in mente la tratta di continuità territoriale con le isole minori che a mio avviso deve essere potenziata.

Sul rapporto banche-imprese ci sono novità oppure si rimane sempre sul crinale dello scontro o quasi?

La prossima carta d’identità verrà rilasciata direttamente dagli istituti di credito, anche perché l’ultimo decreto del banchiere Draghi ha stabilito l’obbligo del bancomat per tutti, ormai il contante risulta essere marginale nel conto del denaro circolante, ma chissà perché i banchieri hanno come miglior clienti solo i delinquenti, tranne poche persone per bene, i ricchi appartengono alla classe criminale.

Cosa manca alla Sicilia per rinascere?

La politica e le persone giuste a fare politica che diano in grado di dare quel 20 percento per fare diventare la Sicilia terra ricca

Se immaginiamo la Sicilia ed il suo popolo come un’azienda, la divisione della società sarebbe: Sicilia 80% e popolo 20%, ecco noi popolo dobbiamo mettere questo 20%, non è così difficile, manca solo questo.

Quali le vostre proposte in merito?

Se ci guardiamo intorno la nostra economia si è ridotta alla ristorazione e poc’altro, quello che va fatto è una seria proposta di sviluppo: turismo 365 giorni, si potrebbe pensare a centri fieristici che siano punti di riferimento nell’economia del mediterraneo, al turismo invernale, non abbiamo solo il mare ma anche l’Etna e splendide catene montuose. Incentivare la manifattura che ci contraddistingue: ceramiche, tessile, prodotti agroalimentari. L’industria dello sviluppo e non della produzione, quella che trova le risposte alle esigenze delle aziende è un altro tema fondamentale. Infine le infrastrutture sono essenziali affinché ci sia una vera ripresa.

Quasi un anno che lei è coordinatore di conferdercontribuenti di cosa vi siete occupati?

In questo anno abbiamo fatto una proposta di legge per le Aste giudiziarie, che oggi risultano essere un vero e proprio centro di speculazione, infatti abbiamo pensato che venga sviluppata una piattaforma unica nazionale e che le aste vengano gestite da regioni diverse da quella in cui insiste la società e le proprietà, proprio per ridurre fenomeni speculatavi, inoltre abbiamo proposto un tetto sulla riduzione del prezzo, è inaccettabile che i sacrifici di chi ha portato avanti un’impresa vengano svalutati al limite dell’assurdo.

Abbiamo proposto inoltre una legge per la rottamazione quater, essendo conviti che le istituzioni democratiche dovrebbero mirare alla salvaguardia delle imprese e non al loro fallimento, crediamo che tra pandemia ed inflazione dovuta alla guerra l’unica cosa da fare e ristrutturare i debiti nei confronti di stato e banche al 40% con una soluzione unica tramite un mutuo a tasso zero garantito dallo stato.

Ci occupiamo della difesa di centinaia di imprenditori che sono abbandonati dalla classe politica e lo facciamo con tutti i mezzi che abbiamo, credendo fermamente all’impresa ed alla sua naturale e fondamentale importanza all’interno di una società libera e democratica.

Caro Dottor Benanti i nostri partner politici sono quelli che hanno orecchie per ascoltare le nostre proposte, che provengono da chi ogni giorno lavora e dà lavoro.

Ultima domanda: a quali forze politiche pensate di rivolgervi per trovare soluzioni ai problemi della nostra terra?

Al momento non riusciamo ad intercettare una forza politica in grado di soddisfare le nostre richieste.

 


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