Giudiziaria, Sebastiano Scuto, misure di prevenzione: le “anomalie” di una vicenda capitolo del “Caso Catania”. L’Accusa del Pg Gaetano Siscaro


Pubblicato il 20 Marzo 2014

Ecco cos’è accaduto durante l’ultima udienza (nella foto il Pg Gaetano Siscaro)…

di iena giudiziaria

Ci sono cinque “anomalie” nella vicenda delle misure di prevenzione personali e reali nei confronti dell’ ex “re dei supermercati di Sicilia” Sebastiano Scuto: ne è convinto il sostituto procuratore generale Gaetano Siscaro, che l’altro giorno ha cominciato, presenti Scuto (nella foto in occasione della sentenza di appello del 2013), i suoi familiari e i suoi legali e quelli dei terzi interessati, la sua requisitoria davanti ai giudici di secondo grado (Presidente Salvatore Costa, a latere Dagnino e Fichera) dopo che il Tribunale in primo grado, nel 2008, ha detto “no” alle richieste dell’Accusa. Che insiste per la confisca dell’ “impero” di Scuto, che sotto l’insegna “Despar” aveva messo su un giro d’affari verticoso, fatto di centri commerciali in tutta la Sicilia.Il Pg Siscaro ha ripercorso la vicenda di Scuto, partendo dal travagliato primo periodo, quando la Procura voleva archiviare: successivamente arrivò l’avocazione e il primo arresto disposto su richiesta dell’allora Pm Nicolò Marino. Insomma, un capitolo del “Caso Catania”, quando il mai troppo poco compianto Presidente Scidà e Marino indicarono alla “città degli amici” e ai suoi abitanti uno spaccato della Procura di Catania. Poi, in occasione del primo arresto di Scuto, i beni furono dissequestrati: ma nel settembre successivo, in occasione del secondo arresto, su ordine della Procura Generale, che aveva avocato, i beni furono sequestrati nuovamente: il Riesame e la Cassazione confermarono. Ma nel parallelo procedimento per le misure di prevenzione, il Tribunale, con un decreto, respinse le richieste dell’Accusa. Secondo Siscaro ci furono “anomalie, a cominciare dal rinvio a giudizio dell’imprenditore per il processo che avviato nel 2004 sarebbe finito nel 2010 con la condanna per mafia e la confisca della “quota ideale” del 15%. Non solo, Siscaro ha ricordato i verbali, con le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia (Alfio Lucio Giuffrida, Mario Demetrio Basile, Giuseppe Catalano, Natale Di Raimondo, Giuseppe Lanza, Martino Giuseppe Testa, Salvatore Di Stefano, Salvatore Troina, Agatino Marino, Mario Giuseppe Torretti) in sede di incidente probatorio, la maggior parte conclusosi fra maggio e giugno 2001, cioè prima del rigetto della richiesta di sequestro da parte del Tribunale il 5 luglio 20001 e ancora –ha aggiunto il Pg- questo è un caso piuttosto raro di procedimento di misure di prevenzione senza sequestro. Che avrebbe potuto essere disposto dal Tribunale. Ma che non avvenne. Ma non solo: a ridosso del rigetto in sede di misure di prevenzione del Tribunale arrivò l’attività integrativa d’indagine disposta da Siscaro, con i collegamenti economico-mafiosi con l’area palermitana di Scuto (riconosciuti in secondo grado nel processo all’imprenditore). E cosa fece il Tribunale in primo grado per le misure di prevenzione? Dichiarò la “inattualità” della “pericolosità sociale” di Scuto.Dopo due anni cosa è accaduto? Scuto è stato condannato per mafia a quattro anni e otto mesi, in appello sono diventati dodici anni, con l’aggiunta dei collegamenti palermitani! Niente male.Siscaro ha poi analizzato l’appello della Procura, sottolineando che esso si concentra proprio sulla supposta “inattualità” della “pericolosità sociale” dell’imprenditore. Prossima udienza il 22 aprile con la prosecuzione della requisitoria.

 


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