Gloria a Glorioso


Pubblicato il 06 Gennaio 2023

Chi era presente parla di un un “plebiscito”, quasi modello “coreano”. Nessun contrario, nessun astenuto, 45 favorevoli, compreso lui, Giuseppe Glorioso, rieletto ieri all’unanimità segretario provinciale della Flai Cgil su proposta dei segretari nazionale e regionale della categoria, Silvia Guaraldi e Tonino Russo, e del segretario generale della Cgil di Catania Carmelo De Caudo. Le cronache riferiscono di applausi “scroscianti” nel momento dell’elezione, di baci, abbracci, auguri e dirigenti in visibilio. Presenti all’evento, Giuseppe Berretta (in formato “Botero” nelle foto diffuse in rete), il sindaco di Militello Giovanni Burtone, il sindaco di Paternò Nino Naso, la “grilina” Jose Marano, Pierpaolo Montalto, segretario di Sinistra Italiana, Ersilia Saverino del Pd ed altra “fauna” politica locale. Tanti anche i segretari delle altre categorie Cgil che hanno voluto essere presenti all’evento. Da Giuseppina Rotella, energica segretaria dei pensionati, alla numero uno dei metalmeccanici catanesi, la combattiva Rosy Scollo, a Vincenzo Cubito, segretario degli edili, a Concetta La Rosa della Funzione Pubblica, a Edoardo Pagliaro della Filt, all’”irrequieto” Salvo Battaglia della Fisac. Segnalata anche la presenza dell’attivista Pierangelo Spadaro.

Nella sua relazione Glorioso si è scagliato contro i voucher, introdotti dal governo, e ha sottolineato che, dopo la Puglia, la Sicilia “raggiunge allarmanti percentuali di irregolarità in agricoltura” e Catania non fa eccezione facendo i conti con contratti ingannevoli, raggiri a danno di lavoratrici e lavoratori, paghe bassissime e, in generale, diritti e tutele negati e discriminazione ai danni delle lavoratrici donne, in particolare straniere.

Glorioso ha fatto riferimento anche ai lavoratori del “Consorzio di bonifica 9”, l’ex Consorzio Piana di Catania, il secondo d’Italia. “I Consorzi sono stati pensati per svolgere una funzione importante volta ad aumentare la superficie agricola coltivabile. Sono commissariati da oltre vent’anni, cioè da quando sono stati ridotti da 26 a 11 a seguito della gestione privata fallimentare e a pagare le conseguenze di una gestione amministrativa fin troppo superficiale sono i lavoratori che vivono una disarmante condizione di precarietà”.

Marco Benanti


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