“Iblis”, Licandro (Pdci-Fds) denuncia: “Comune di Catania parte e controparte? Vicenda eticamente inaccettabile”


Pubblicato il 29 Marzo 2012

L’esponente della sinistra pone domande su scelte di Palazzo degli Elefanti all’interno del procedimento su mafia-politica-imprenditoria. Il “caso” dell’avv. Giuseppe Marletta….

a cura di Iena Politica, Marco Benanti

“Il sindaco Stancanelli dimostra di essere privo della logica più essenziale”. Lo afferma Orazio Licandro (nella foto), coordinatore della segreteria nazionale dei Comunisti italiani-FdS, evidenziando una sorta di conflitto di interessi all’interno dell’Amministrazione comunale di Catania. “Il 10 marzo scorso, nell’ennesimo rimpasto di giunta – spiega -, il sindaco ha nominato come assessore a Lavori pubblici, Servizi cimiteriali, Manutenzioni e Protezione civile l’avvocato Giuseppe Marletta, come esponente del Pid di Saverio Romano (l’ex Ministro rinviato a giudizio per mafia, ndr). Sin qui, in astratto, niente di strano. Se non che, andando appena oltre la superficie delle cose, emerge una pesantissima e inaccettabile contraddizione: l’avvocato Marletta è infatti il legale di due degli imputati del processo Iblis, l’ex deputato regionale del Pid ed ex sindaco di Palagonia, Fausto Fagone, e il suo amico di partito, l’ex consigliere provinciale Antonino Sangiorgi. E anche qui niente di particolare, perché l’avvocato Marletta (che nei giorni scorsi ha anche assunto la difesa di Orazio Finocchiaro (il boss del clan Cappello accusato di preparare un attentato al magistrato della Dda di Catania, Pasquale Pacifico, ndr) deve poter svolgere la sua attività liberale di avvocato”.

L’esponente del Pdci spiega quindi la contraddizione: “Il 25 gennaio 2012 il sindaco e la giunta hanno approvato all’unanimità la costituzione di parte civile del Comune nel processo Iblis. E allora la vicenda diventa inaccettabile perché implica gigantesche ragioni di opportunità politiche e, se vogliamo, anche etiche: il Comune non può essere parte e controparte di se stesso. E non si utilizzi ipocritamente il principio costituzionale del diritto alla difesa del cittadino: primo perché Marletta non è l’unico legale, secondo perché nessuno ha prescritto a Stancanelli e allo stesso Marletta che quest’ultimo sia componente del governo della città”.

Per Licandro, “Stancanelli, come suo costume, fa una cosa e un minuto dopo l’esatto contrario. Ma su questa vicenda di altissimo profilo io e il mio partito non arretreremo di un passo, come avvenne nell’analogo caso della giunta Scapagnini, e saremo ogni giorno a chiedere conto al sindaco e alla sua giunta sino a quando questo contrasto di interessi non venga meno: o si rinuncia al mandato di rappresentanza legale o si revoca la nomina assessoriale. Ma ci sarebbe anche una terza opzione, quella risolutiva: che vada direttamente a casa Stancanelli, autore di questo grande pasticcio”.


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