di Marco Iacona Avevo già assistito a un Vannacci-day – a quel tempo insieme a Marco Rizzo (il quale tenta di vendersi come alternativo, ma dei comunisti nati comunisti non bisogna fidarsi: al momento per loro opportuno cominceranno a strillare di aver timore dei “fascisti”, dell’“onda nera” e via discorrendo), dicevo avevo già assistito a […]
Il suo nome è don Vannacci
Pubblicato il 30 Maggio 2026
di Marco Iacona
Avevo già assistito a un Vannacci-day – a quel tempo insieme a Marco Rizzo (il quale tenta di vendersi come alternativo, ma dei comunisti nati comunisti non bisogna fidarsi: al momento per loro opportuno cominceranno a strillare di aver timore dei “fascisti”, dell’“onda nera” e via discorrendo), dicevo avevo già assistito a un comizio del Nostro a Torino. Non ricordo se avessi preso qualche appunto, ma è tutto così veloce oggi, invasivo e pervasivo che probabilmente, se le ritrovassi, quelle due-tre righe, avrebbero poco valore. Tuttavia, le impressioni personali contano (hanno suggerito a chi scrive l’allontanamento da un ambiente, la destra elefantina, che nulla ha da dire, a meno che non sia affiliata, essa, a gruppi accademici – quasi tutti massonici e tendenzialmente “sinistri” – che più o meno seriamente studiano autori importanti); ricordo dunque un tipo dalla personalità interessante, deciso, con pochi peli sulla lingua, pronto a raccogliere ogni sfida: fisica e intellettuale. Insomma, un tipo politicamente inutile…
C’è un piccolo però, però. Se vannacciani o vannaccisti raccattassero il voto degli scontenti (di tutti!), degli insoddisfatti insoddisfatti per tara psicologica e talvolta per esclusione dai posti – un voto numeroso, cattivo, e perfino ragionato – allora sì che fornirebbero materia ai “pensieri” del governo giorgiano. Così da ottenere piccoli compromessi, poche candidature, due o tre particine; da assicurarsi uno scandaletto, un’avventuretta, una vittoria ai punti… Si sa, destra è sinonimo di pazzia (sinistra di palude) e dai oggi, dai domani, qualcuno riuscirebbe a bastonare il governo, richiamandolo su cose che contano, calpestandolo come nel giorno del referendum giustizia…
Epperò alle rivoluzioni credo poco, e i giochi potrebbero rimanere come sono. Una forza di governo con alte percentuali che interpreta la politica come mediazione (una manica di Andreotti senza i pregi di Andreotti), che vuol dire inghiottire i rospi americani e israeliani, stare lontani da Putin (senza però maledirlo), condurre la barca tra le sponde del ceto medio (chiamiamolo così anche se non esiste più) e quelle dei “faticatori” extracomunitari. Far credere che la sicurezza sia al primo posto.
Non finirebbe qui, anzi: non definirsi fascisti per il semplice fatto che qualora accadesse si perderebbe un uno virgola di percentuale; sbraitare sull’egemonia della sinistra ma piegarsi ai temi imposti dagli avversari (bravi!). E come ciliegina: ostinarsi a dire che i mezzi di comunicazione sono per il 75 per 100 occupati da tipi di sinistra ma nulla fare per cecare di cambiare, continuando a praticare una sorta di filosofia del ghetto. Tanto una frasetta di Tolkien (citato adesso perfino da Prevost) è sempre pronta ad aggiustare tutto…
La destra che non ci vuole stare continuerà a capovolgere la frittata “epistemologica”. Maledicendo essa sì l’Europa, dicendosi trumpista o putinista a giorni alterni, rifugiandosi nel cosiddetto mondo delle idee senza parole (volentieri avrei scritto: parole senza idee, ma a destra, adesso, qualche libro lo leggono…). Palestinizzando il mondo delle terre emerse, fotocopiando i libri di Heidegger (scherzavo: di Veneziani). E niente, secondo me andrà così. I soliti medici con qualche ora libera, impiegati qui e lì, disimpegnati, direttori di poca roba, e poi: gestori di generi alimentari e pacchione continueranno a prendersela col negretto, reo di qualcosa (probabilmente a ragione), magari stavolta dopo aver letto qualche pagina del cazzutissimo generale. Contento (contenta) lui (lei)…
Il quale militare spezzino se non altro un pregio “lo tiene”. Almeno per chi scrive. Arricchire il corpus fenomenologico di un ambiente che anno dopo anno incrementa il proprio curriculum di elementi originali “assai”. Chissà perché però tutti (cioè gli addetti ai lavori) a parlare di futuro, ad appellarsi al futuro: invenzione tipicamente moderna, mi sa. Ma io, per quel nulla che conta, questa destra che guarda lontano non la vedo bene. O meglio: la vedo benissimo, solo che come diceva quel tale conoscendo coloro che ne parlano, sentendoli, ovviamente, preferirei darmi al bosco della… patafisica. Ecco: vorrei fare il patafisicowaldgängervisitatoredellozoo. Jarry+Jünger+Buzzati. Che poi sempre quello è: è il tipo di destra ma stavolta molto più serio, visionario e… credibile.


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