Immigrazione e tragedie: a Catania ancora nulla di sicuro per i profughi. In un clima di confusione e disinteresse


Pubblicato il 14 Agosto 2013

Le ultime dal “fronte” della scuola “Andrea Doria” dove si attende di conoscere il futuro di chi è arrivato dal mare, in mezzo ai cadaveri…

di iena di strada senza bandiera

Da pochi minuti alla scuola “Andrea Doria” di via Case Sante nel quartiere dei Cappuccini a Catania, sono arrivati rappresentanti dell’Agenzia delle Nazione Unite per i Rifugiati (Unhcr) e di Save The Children, l’organizzazione internazionale che tutela l’infanzia.

La vicenda dei profughi siriani non conosce, per il momento, “sbocchi ufficiali”: dove finiranno? La non volontà di farsi identificare non è il solo “empasse” di questa storia terribile (non solo per i sei ragazzi morti sulla spiaggia) ed emblematica di come i problemi sociali vengono affrontati nell’Italia che proclama legalità, ad ogni piè sospinto. Da quattro giorni, bambini, donne e uomini stanno in una scuola, dopo avere vissuto giornate infernali. E’ questa scuola il luogo adatto per questa situazione? Come hanno denunciato gli attivisti presenti da giorni, che hanno seguito l’evolversi dei fatti, sono mancate misure sociali, dai mediatori culturali agli psicologi. Non è mancata, però, la polizia.

Anche stamane, davanti alla “Doria” in occasione de presidio e della conferenza stampa indette da Catania Bene Comune, Lega Antirazzista, Arci, Collettivo Experia, Gapa, Osservatorio sulla città, si uomini in divisa se ne sono visti tanti. Nel cortile, davanti a loro, però, si sono materializzati dei bambini con una bandierina, a gridare “Freedom, freedom”. Evidentemente Dio esiste.

Attorno a questa vicenda, si continua a non a vedere una “linea coerente” di condotta: dalla Prefettura, in particolare. Oggi, ad un certo punto, è arrivata anche il deputato nazionale Giulia Grillo (nella foto in basso) del “Movimento5stelle” che si è fermata a parlare con gli attivisti presenti. “Succo” del discorso? Nulla di definitivo, nulla di stabilit0.

Di certo, senza la mobilitazione di qualche decina di attivisti (comunque non è mancata in questi giorni la visita ai profughi nella scuola di volti noti come il giornalista-presentatore Salvo La Rosa o dell’avvocato Antonio Fiumefreddo, stamane entrato assieme a rappresentanti della comunità di Sant’Egidio) su questa vicenda probabilmente sarebbe calato presto il silenzio. Attivisti anche loro coerenti fino in fondo: poteva mancare anche l’attimo della polemica fra di loro? No, e infatti non è mancato!

Oh, naturalmente dopo la proclamazione del “lutto cittadino” da parte dell’amministrazione comunale. Applausi trasversali. Quando? Quattro giorni dopo la tragedia. Quando c’è da finire sui giornali… E con una partecipazione della città ridotta al minimo. Altro che bandiere a mezz’asta! Catania non manca mai di farsi riconoscere. Per quello che è veramente. Anche e sopratutto di fronte alla Morte. Che probabilmente non avendo valore commerciale, non attrae.


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