Infarto scambiato per mal di pancia: muore un detenuto nel carcere di Caltagirone


Pubblicato il 05 Luglio 2026

Comunicato stampa di Nessuno tocchi Caino e dell’Associazione Italiana Diritti Detenuti

Alle 4.20 del 26 giugno scorso, Gaetano Sciacca, 48 anni, è morto nel carcere di Caltagirone, stroncato da un infarto. Da giorni chiedeva di essere accompagnato al pronto soccorso: accusava forti dolori allo sterno e al braccio destro, sudorazione e affaticamento. Quei sintomi, però, sarebbero stati sottovalutati dai medici dell’istituto, che gli avrebbero somministrato soltanto bustine di Riopan, un farmaco indicato per la gastrite. In sostanza, un infarto in corso sarebbe stato scambiato per un mal di pancia.

Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino, ha appreso la notizia da Mirko Federico, giovane molto attivo e in costante contatto con familiari e amici dei detenuti. Attraverso di lui, Bernardini è riuscita a mettersi in contatto con Italia Noemi, moglie di Gaetano Sciacca, e con l’avvocata Angela Giachino, legale che segue la tragica vicenda.

Italia Noemi ha raccontato a Rita Bernardini di essersi recata in carcere intorno all’ora di pranzo del giorno della morte del marito: disperata, chiedeva di poterlo vedere, ma l’incontro non le sarebbe stato consentito. Gaetano e Italia erano genitori di quattro figli, il più piccolo dei quali ha 17 anni, ed erano già nonni. L’ultimo nipotino, purtroppo, il nonno non ha fatto in tempo a conoscerlo.

Sciacca si trovava in carcere da tre anni per scontare una condanna definitiva a 6 anni e 4 mesi per violazione dell’articolo 73 della legge sugli stupefacenti. Prima dell’ingresso in istituto era in buone condizioni di salute. «Aveva capito di avere sbagliato – afferma l’avvocata Giachino – tanto da ammettere immediatamente le proprie responsabilità davanti al GUP. Aveva anche versato 1.500 euro a favore di una comunità per tossicodipendenti; stava scontando la sua pena con un ottimo percorso rieducativo».

L’esame autoptico sulla salma di Gaetano Sciacca è fissato per il 7 luglio alle ore 15.

Nessuno tocchi Caino e l’Associazione Italiana Diritti Detenuti, che si farà carico di dare un supporto economico alla famiglia per la consulenza del medico legale – hanno deciso di seguire da vicino la vicenda. «Interrogheremo il ministro Nordio – ha dichiarato Rita Bernardini – perché nelle carceri italiane è troppo facile morire per incuria, a causa del malfunzionamento della sanità penitenziaria. Di questa morte, probabilmente, non si sarebbe saputo nulla se la notizia non fosse arrivata a Nessuno tocchi Caino. Come ricordava Marco Pannella, “in Italia abbiamo abolito la pena di morte, ma ancora vige la morte per pena”: una condizione intollerabile per un Paese che si definisce democratico».


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