“Letter to you”: il docufilm sull’ennesimo successo di Bruce Springsteen e la E Street Band


Pubblicato il 07 Dicembre 2020

di GianMaria Tesei

Le dinamiche creative di un grandissimo cantante e del suo mitico gruppo sono il contenuto di un documentario che sta riscuotendo un bel successo( disponibile su Apple Tv+) , immancabile per gli appassionati del rock e della musica in generale, intitolato “Letter to you”, uscito il 23 ottobre del 2020 contemporaneamente all’ultimo album (il ventesimo in studio, fatto peraltro in cinque giorni ed in presa diretta), della cui genesi e narrazione è specchio significativo, di Bruce (Frederick Joseph) Springsteen, il notissimo “The Boss” e la sua strepitosa E Street Band che dal 1972 ( anche se il nome del gruppo risale all’estate del 1974) regala indimenticabili canzoni e perfomance live avvincenti ed avvolgenti, dalla durata molto significativa.

Questa creazione filmica è stata prodotta da Jon Landau, producer di film quali “Titanic”, del 1997,-con il quale vinse l’Oscar-, “Avatar”, del 2009, con il quale ha conseguito una nomination dall’Accademy e con il quale ha battuto il record, detenuto dal film suddetto, della pellicola con l’incasso maggiore di tutti i tempi. E soprattutto “Letter to you”si è giovato della mano registica di Thom Zimny director che ha spesso cooperato per vari progetti, da vicino, con Springsteen, come nel 2001 quando ha dato vita alla direzione di “Bruce Springsteen and the E Street Band: Live in New York City”, film concerto sull’album fatto in due serate live susseguitesi al Madison Square Garden New York. La forte collaborazione di Zimny con Springsteen è diventata in seguito anche un lavoro da director a quattro mani con lo stesso “The boss” nel 2018 per “Springsteen on Broadway e Western Stars”, docu-film che, come nel caso di “Letter to you”, è uscito contestualmente al momento di lancio del disco e che rappresenta la summa di alcuni concerti acustici avvenuti al Walter Kerr Theatre di Broadway di New York ( per le due produzioni cinematografiche il regista ha ottenuto, due Primetime Emmy Award, premio americano per i programmi televisivi di prima serata nel primo caso per il miglior montaggio video per una miniserie, film o speciale multi-camera; nel secondo per la miglior regia per uno speciale varietà).

Filmati fatti durante l’atto creativo ed il suo concretarsi in studio per realizzare questo disco( il cui ascolto impegna piacevolmente per quasi un’ora, per dodici tracce complessive che sono: “One Minute You’re Here”, “Letter to You”-che dà il titolo all’album-, “Burnin Train”, “Janey Needs a Shooter”, “Last Man Standing”, “The Power of Prayer”, “House of a Thousand Guitars”, “Rainmaker”, “If I Was the Priest”, “Ghosts”, “Song for Orphans”, “I’ll See You in My Dreams”) insieme ad un significativo materiale d’archivio, fatto anche di stimolanti video inediti, hanno costituito le fondamenta di questo documentario che rappresenta una band ( Clarence Clemons, Danny Federici, Nils Lofgren, Patti Scialfa, Garry Tallent, Steven Van Zandt, Max Weinberg, ne sono i componenti) che in tante decadi di attività( con la pausa dello scioglimento datato 1989 , a cui è seguita, dopo alcune parentesi di ripresa di lavori in comune di tutta la band, la reunion definitiva di circa dieci anni dopo) ha segnato la storia del rock con lo straordinario Springsteen a fare da eccellente protagonista di questa importante storia musicale.

Uno Springsteen, che ha al suo attivo ben trentacinque album ( di cui, come accennato, venti in studio, sette live ed otto raccolte), e la cui significatività nell’empireo della discografia mondiale si può percepire anche dalla mole di encomi e riconoscimenti attribuitigli tra cui un Oscar ( nel 1994 per la canzone “Streets of Philadelphia”, facente parte della colonna sonora del film “Philadelfia”, che ha fatto vincere l’Oscar come migliore attore protagonista ad un ottimo Tom Hanks, del 1993 ), un Tony Awards, venti Grammy Awards e il Kennedy Center Honor(conferitogli per la grande opera di divulgazione della cultura targata USA nel mondo) con la chicca del massimo riconoscimento civile USA, ossia la medaglia presidenziale della libertà.

Questo documentario ha mostrato ancora una volta la grandissima energia musicale e forza creativa dell’artista di Long Branch( cittadina dello stato del New Jersey) ed è stata l’occasione per potere fare cogitazioni sul proprio impareggiabile percorso, su sé stesso, e su quell’insieme di potenti emozioni che un cantautore, che ha spento da poco settant’uno candeline, sa regalare e trasmettere al suo uditorio con immutata capacità di coinvolgere e far pensare.

 

 

 

 


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