L’Italia del folclore


Pubblicato il 27 Maggio 2012

Parole e considerazioni di un siciliano doc, Rosario Patanè, una vita in mezzo al popolo e non nei salotti…

Questa è la mia riflessione e valutazione dopo aver guardato la sera del 22/05/2012 su rai uno gli ultimi giorni di Paolo Borsellino.Durante la pubblicità passavo su rai tre, su un programma settimanale abbastanza intricante, e ci tengo a precisare che sono un simpatizzante attivista ed eletto nel centro destra, a cui non sdegnano e ripudiano delle buone proposte del centro sinistra o dei partiti o movimenti che mettono in primo piano o proposte serie per il popolo e la patria italiana, ma il mio giudizio o riflessione lo lascio per il finale di questa lettera.Oggi 23/05/2012, a vent’anni dalla strage di Capaci, guardando i notiziari televisivi, confermo come ho titolato la lettera e la mia convinzione e confusione è totale.Parto dalla più alta carica istituzionale della patria Italia (il mio non è irrispettoso rispetto verso la persona o la carica istituzionale, è capire) che ultimamente troppo spesso si commuove, la patria non ha bisogno di commozione, ma ha bisogno di certezze, dico certezze, e su questa affermazione ne darò senso nella parte finale della lettera.Il mio personale giudizio è che la nostra prima figura istituzionale della patria sia instabile e poco veritiera perchè, spiego subito, politicamente è scorretto e di casta uno che non riconosce il successo del movimento cinque stelle di Grillo (che a me sta antipatico e furbo, ma è sicuramente intelligente, poichè onestamente è un vero democratico e liberale, il quale fa partecipare e scegliere alle realtà locali).Anche se lei il botto non l’avesse sentito, le assicuro che lo ha fatto il movimento cinque stelle, e mi creda, mi pesa affermarlo, non so quanto durerà, ma questa è una storia diversa.Lei non può invitare i giovani a scendere in politica per essere i sudditi di Berlusconi, Alfano, Bersani, Casini, Fini, Di Pietro, Bossi o Maroni, perchè sono ormai l’usurato, il vecchio e il corrotto, sono la polvere accumulata sotto il tappeto.Sicuramente il nuovo può essere il Monti e rispettivi tecnici, basta pensare alla speculazione sulla grande Melissa, perchè sicuramente la grandezza della innocenza di Melissa e delle sue amiche deve essere l’inizio della fine delle vittime di Stato, perchè la mia sensazione a pelle ha troppe coincidenze, dal nome della scuola alla carovana della legalità, la provenienza del pullman.Una sorta di delitto perfetto, per distogliere l’attenzione su questioni di diamanti, lingotti d’oro, sul malaffare e vergogna dei partiti, sulla dittatura dell’IMU sulla prima casa, dico prima casa.Ma persone come Gratteri o Ingroia, persone che vivono, o non vivono a causa della mafia, tocca a loro dire e smentire che la mafia ha bisogno di consenso del popolo locale e non del sangue del popolo locale è assurdo.Ma è sicuro di chi come voce del governo attuale Monti, nel commemorare alla grande Melissa di 16 anni, non si risparmia affermazioni come intimidazioni al futuro, vogliono annullare il futuro e la cultura del nostro paese.Ma in questo governo chi ancora ha 25 anni sta in famiglia non era un bamboccione, chi si laurea a 30 anni è uno sfigato, chi come la grande Melissa studiava per poter magari vincere un concorso nella speranza di trovare un lavoro per competenza e non per raccomandazione, o per il nome che porta, ma sicuramente il suo posto fisso sarebbe stato monotono.Non voglio più continuare, perchè so che diventerei matto nel capire, ma vorrei riprendere la riflessione dell’inizio della lettera.Sono passati vent’anni dal sacrificio di Falcone, Borsellino e scorte.Sicuramente il loro sacrificio è stato vano, perchè mentre Borsellino cercava di preparare, la cosa più cara al mondo, cioè i propri figli, al dolore del distacco, che consapevolmente sapeva che di lì a poco sarebbe arrivato, perchè non ha voluto abbassare la testa, perchè se l’avrebbe fatto avrebbe negato la speranza ai nostri figli, quindi con dignità e coraggio ha dato fierezza ai nostri figli.Dopo vent’anni la certezza è che c’è chi la fierezza dei proprio figli la paga con la paghetta di cinquemila euro al mese.

Rosario Patanè.


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