L’Opposizione: le buone abitudini


Pubblicato il 31 Luglio 2025

Chi segue il profluvio di post del nostro Sindaco sa bene come, da ultimo, le sue invettive si siano concentrate sulle così dette buone abitudini.

Sempre più spesso, infatti, il primo cittadino etneo ha lanciato il cuore contro tutti coloro che non rispettano le regole del buon vivere civile, con particolare attenzione a quelle stradali.

Eccolo lì a prendersela con questo che ha posteggiato in seconda fila, e là contro quello che ha lasciato il ciclomotore sul marciapiede; e ancora contro quell’altro che non ha voluto approfittare del comodissimo e attrezzatissimo parcheggio allocato vicino al Policlinico.

Ogni post del nostro, peraltro, è una boccata d’ossigeno per la società civile e viene salutato dai coscritti con like a iosa e commenti di invito a non mollare, a fare sempre di più, multa dopo multa ganascia dopo ganascia, sino alla vittoria del codice della strada.
Saranno gli elettori del Sindaco, direste voi, ma sbagliereste.

Accanto ai fratelli e le sorelle di Italia ci stanno – e numerosi – gli amici sinistri di quel mondo radical chic che colora e anima quella vita social fatta di biciclettate e manifestazioni politicaly correct, quelle che nessuno, con le scuole alte, può non avere nel curriculum.

C’è la Lega Ambiente con la maglietta dei Trantino boys e in generale i tanti stakeholders di quello che, una volta, avremmo definito l’universo bianchiano dal nome del sindaco della fu primavera di Catania.

Un successo indubbio.

Bipartizan.

Tutti uniti contro le cattive abitudini.

Siamo spiazzati anche noi dell’opposizione davanti alla società civile riunita senza bandiere e gagliardetti, marciare divisa per colpire unita per la città contro l’inciviltà che la vilipende e la rende invivibile.

Ammettiamolo: eravamo alle corde, quando una notizia ci ha un po’ confuso.

Leggiamo che l’Amministrazione avrebbe affidato, legittimamente, codice dei contratti pubblici alla mano – precisiamolo sin da subito – l’organizzazione di un evento pubblico, per una cifra che più o meno, ammonterebbe a 120 mila euro, a una società “riconducibile” a un’ex assessora, amica ed ex assistita del nostro sindaco.

Non sarebbe stata svolta alcuna indagine di mercato ed è stato affidato l’incarico senza svolgere una gara, direttamente come – ci si ripete – l’ordinamento consente.

Nulla di penalmente rilevante, dunque, anche se – per molto meno – se anziché Trantino, lo avesse affidato Enzo Bianco un incarico con queste cifre a un amico suo – avremmo visto Manlio Messina o Sebastiano Arcidiacono, allora consiglieri della destra cittadina, asserragliarsi al Palazzo e gridare allo scandalo, come se non ci fosse un domani.

Resta in noi, però, lo ammettiamo, quel dubbio che per che per lavorare, seppur legittimamente, alle nostre latitudini, servano e siano graditi i rapporti personali, le parentele, le fratellanze e le sorellanze che giovino all’abbisogna.

Quelle da chiamare per saltare le file, per avere una buona assistenza medica, per l’entrata di favore al teatro o al concerto.

Quella buona abitudine catanese di chiamare l’amico che serve non è, poi, così diffusa tra chi vive in periferia e vive anarchicamente, ma è molto popolare tra quella società civile che mangia e beve bene, è piena di buone letture e buoni studi ed ha anche tanti numeri di telefono in agenda da usare quando giovi.

Questa buona abitudine esiste ed è ancora di moda e se qualcuno protesta, lo mettiamo in riga, allegando che trattasi di persone perbene, antimafiose, amici degli amici, generazione dopo generazione, club dopo club, salotto dopo salotto, terrazza dopo terrazza.

Insomma, le cattive abitudini sono altre e nessuno osi dire il contrario.

di Iena all’opposizione.


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