di Marco Iacona A sinistra il potere lo vedono oramai col binocolo: è un bene? un male? La metterei in altro modo. Quando la sinistra perde la bussola, quando l’eventualità di rimanere lontana dal potere si fa remota, potere conquistato o ricavato con qualche trabocchetto di troppo, accade sempre qualcosa. Lo strillare dei giornali sul […]
Mala tempora currunt
Pubblicato il 01 Febbraio 2026
di Marco Iacona

A sinistra il potere lo vedono oramai col binocolo: è un bene? un male? La metterei in altro modo. Quando la sinistra perde la bussola, quando l’eventualità di rimanere lontana dal potere si fa remota, potere conquistato o ricavato con qualche trabocchetto di troppo, accade sempre qualcosa. Lo strillare dei giornali sul nuovo equilibrio internazionale, sulla paura che i deboli ne abbiano a soffrire (quello d’accordo), sulla Meloni eccessivamente americana capace di blindare in un modo o in un altro la propria leadership (si, ma come?), cioè una Meloni trumpiana anche nel metodo, preludono a una chiamata alle armi, come se le sinistre, legate da un patto non scritto, si mobilitassero in una sotta di variante di strategia della tensione. L’obiettivo è trasformare agli occhi di un’opinione pubblica più o meno colta, un governo pseudo-democristiano in una quasi-dittatura fascista così da poterne intascare i dividendi.
In Italia, la sinistra le elezioni non le ha mai vinte, eppure ha governicchiato, anche usufruendo della rendita di posizione degli anni Quaranta quando la nuova Italia veniva fuori da un periodo a dir poco burrascoso. Al tempo, la sinistra si esibì in una serie di azioni “virtuose” così da poterne intascare gli utili, utili di lunghissima durata. Ma fare i buoni adesso serve a poco, quando sono i “fascisti” a governare giova lo scontro (o giova lo sciopero) così da scatenare la vile reazione così da renderlo finalmente manifesto questo fascismo, così da rendere visibile la condannabile e desiderabile svolta autoritaria. Si provoca, si cerca lo scontro, si ottiene lo scontro, magari, eventualmente, si sacrifica qualcosa, e si ottiene la tanto sperata reazione “fascista”, reazione ripresa dai giornali, tradotta all’opinione pubblica, interpretata dagli intellettuali (fase fondamentale), trasmessa così com’è, in bella forma, alle frange violente o alla sinistra da strada. Una bella dose di ultraviolenza. Frange violente, alleate o meno ma perfettamente inserite nel meccanismo “morale”.
Cosa si ottiene? il potere? Probabilmente no, si producono dati, si creano situazioni grazie alle quali, domani, un domani di incerta data, si potrà scrivere la (nuova) storia della violenza fascista. Quando ce ne saranno le possibilità reali si derubricherà quel governo manzoniano o donabbondiesco a ferocissima parte oppressiva, e col necessario aiuto degli occupanti dei mezzi di comunicazione. Situazioni “alla Torino” ce ne saranno ancora in un futuro non lontano, d’accordo il governo non tremerà – un governo forte deve saper affrontare alla meglio ogni situazione di crisi –, epperò sorgeranno infinite polemiche, si avanzeranno giustificazioni, si colpevolizzeranno i soggetti più adatti per giungere al punto di partenza: la brutalità come scelta “necessaria”. La sinistra ha paura di perdere potere, la sinistra dunque lavora per il potere, ed è pronta a scatenare le più basse forme di violenza per dimostrare che l’aspirazione alla libertà, lasciapassare di rettitudine, e alla protesta democratica è parte integrante della propria filosofia.
E se gli altri non lo permetteranno, il problema sarà di chi contrasterà, mica dei buoni.




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