Milioni di Euro del Comune di Catania per interventi sociali nei “quartieri a rischio” pieni di interrogativi. Serviranno a qualcosa o andremo solo incontro ad uno sperpero di denaro?


Pubblicato il 01 Ottobre 2025

Il Comune di Catania con la denominazione di “Catania Comunità Educante” ha varato un intervento per istituire  18 centri di attività extra scolastiche, questi gli enti che sono chiamati a realizzare gli interventi nei vari quartieri cittadini:    Istituto Cirino La Rosa (San Giorgio/Librino);  

Collegio Maria Ausiliatrice (Librino);   

Coop. Fenice (San Giorgio);

Futura 89 (Centro Storico San Cristoforo); 

I Girasoli (Picanello/Ognina);  

Marianella Garcia (San Giovanni Galermo) ;

Prospettiva (San Giovanni Galermo) ;

Associazione Sacro Cuore (San Nullo) ;  

Beato Dusmet (San Cristoforo);

Solidarietà che Passione (Picanello/Ognina);

Team (Librino);   

Talita Kum (Picanello/Ognina);  

San Filippo Neri (San Giovanni Galermo/Trappeto);  

Eden School (San Cristoforo/Angeli Custodi);  

Controvento (Nesima);  

San Francesco di Paola (San Cristoforo/Civita); 

Istituto Suore Divina Provvidenza (San Cristoforo) ;

Orizzonte (Nesima).

Il comunicato del Comune di Catania non è molto chiaro, soprattutto occorre rilevare che questi 18 Centri, affidati ad enti no-profit, verranno effettivamente finanziati con la somma di oltre 8 milioni di euro dei fondi del PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021–2027Finanziato con fondi Europei e affidato a una rete di 18 enti del Terzo Settore realmente radicati nei quartieri catanesi (almeno così dovrebbero essere).       

Ma siamo proprio sicuri che questi enti siano effettivamente “radicati” nei quartieri?     

Abbiamo dato uno sguardo e, probabilmente per nostra mancata conoscenza di  aspetti a noi ignoti, abbiamo notato alcune situazioni misteriose, specie su San Cristoforo che sarà oggetto di intervento anche con i fondi del Decreto Caivano.     

La sede dell’ente “Futura 89”  risulta in via Di Sangiuliano, mentre nei comunicati stampa risulta Centro Storico San Cristoforo (?), l’Eden School si trova in via Orfanotrofio (che è nella zona a nord di Piazza Palestro) e non è certamente a San Cristoforo/Angeli Custodi.

L’Associazione San Francesco di Paola tradizionalmente ha gestito una scuola dell’infanzia in via San Gaetano alla Civita e risulta a noi ignota l’attività svolta a San Cristoforo.

Infine l’Istituto Suore della Divina Provvidenza di via della Concordia viene dai più ricordato per avere dato in affitto per numerosi anni i locali al Comune di Catania per ospitare classi della Scuola Statale.     

Il progetto ha una sua ambizione ed afferma il sindaco Trantino: “Segna un cambio di passo nelle politiche per l’infanzia e l’adolescenza, mettendo al centro opportunità concrete di crescita e inclusione. Finanziato con fondi Ue extra bilancio e affidato a una rete di 18 enti del Terzo Settore realmente radicati nei quartieri catanesi, il progetto pronto a partire avrà durata triennale e prevede l’attivazione di altrettanti centri multifunzionali aperti cinque giorni a settimana in orario extrascolastico. Veri e propri hub educativi e sociali, questi spazi offriranno ai ragazzi e alle famiglie occasioni di incontro, apprendimento e sostegno”.     

Ci vediamo costretti ad esprimere perplessità sulla scelta di questi enti e se siano realmente radicati nei quartieri catanesi (tranne i Salesiani delle Salette), per non dire che la scelta di funzionamento su 5 giorni appare alquanto debole, considerato che la maggior parte delle scuole organizza anche attività pomeridiane. 

In effetti, i giorni più scoperti sul piano educativo sono il sabato e la domenica, ed è lì che si potrebbe intervenire con i ragazzi, specie quelli più grandi di età. La speranza è quella che questi soldi (8 milioni e 875 €) non vengano spesi invano, anche considerando che gli obiettivi sono: “Agevolare e sostenere il successo scolastico e formativo degli studenti tramite il potenziamento dei servizi offerti dall’amministrazione comunale; – arginare il dato drammatico della dispersione scolastica nelle aree bersaglio del Comune di Catania; – migliorare la partecipazione attiva e l’inclusione sociale dei minori che vivono in zone periferiche e a rischio marginalizzazione; – allontanare i minori dalle reti delittuose e dal rischio dipendenze. I destinatari dell’intervento sono ragazzi e ragazze, in obbligo di istruzione, frequentanti le scuole secondarie di primo e secondo grado e minori che non abbiano conseguito un titolo di studio o una qualifica di durata almeno triennale”.   

In tal senso mal si concilia una prevalente esperienza di alcuni enti nell’ambito della sola Scuola dell’Infanzia o sul tipo Bisogni Educativi Speciali.    

E poi l’ultimo interrogativo ma le azioni di questi 18 centri di attività sono state concordate con le scuole del territorio, con i dirigenti scolastici e condivise dai rispettivi Collegi dei Docenti, che certo qualcosa sui loro alunni e sul quartiere conoscono.


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