Politica e Cultura Sicula: le mirabolanti “capriole intellettuali” di Pietrangelo Buttafuoco!


Pubblicato il 14 Agosto 2014

di iena autonomista

Dall’alto del suo piedistallo, neanche fosse Indro Montanelli o Enzo Biagi, come se avesse già dato chissà quali contributi alla terra in cui vive, si sente di giudicare gli altri e anche di emettere “sentenze” storiche. Analizza i fatti col distacco che si addice a chi non n’è stato coinvolto, neanche di striscio, in realtà Pietrangelo Buttafuoco dovrebbe iniziare a pensare al primo scritto autobiografico dopo aver fallito l’occasione di “Buttanissima Sicilia”, edito da Bompiani.

Autore della prefazione al libro “Il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo”, scritto da Nuccio Molino nel 2006, Pietrangelo Buttafuoco, folgorato sulla via di Grammichele, mostra la nonchalance di chi ha davvero rimosso di essersi, nel recentissimo passato, catapultato a capofitto nelle insidiose relazioni autonomiste instaurando dapprima un buon rapporto proprio con Nuccio Molino, ex portavoce di don Raffaele, giornalista che durante l’era autonomista veniva considerato un peso massimo alla Provincia di Catania e poi al Comune di Catania dove Lombardo dettava legge sia durante le sindacature Scapagnini che nella successiva epoca Stancanelliana (Pippo Castiglione, ex leader del Pdl siciliano, non mancava occasione per rimproverare all’ex sindaco di Ignazio La Russa i rapporti troppo “intimi” con colui che di lì a poco passerà alla storia come l’attore principale del processo “Iblis” avviato dalla Procura della Repubblica etnea).

Nel novembre del 2005, era sabato 26, a “Le Ciminiere” è l’allora presidente della Provincia Raffaele Lombardo a presentare una precedente fatica di Buttafuoco: “Le uova del drago”. L’entusiasmo autonomista di Pietrangelo Buttafuoco viene subito premiato dal grammichelese che suggerisce all’ex sindaco di Catania Umberto Scapagnini, rieletto solo grazie alle quattro liste autonomiste lombardiane, di nominarlo alla presidenza del Teatro Stabile di Catania. E così fu il 18 maggio del 2007. Pietrangelo Buttafuoco “incassa” senza batter ciglio e nel 2009, intervistato da Felice Cavallaro, sulle pagine del Corriere si esibisce nella “fellatio” mediatica più spettacolare del secolo andando addirittura a scomodare Leonardo Sciascia pur d’incensare Raffaele Lombardo: “…in Lombardo manca la stucchevole malinconia dei gattopardi di Lampedusa …Calza meglio la categoria dell’uomo di tenace concetto”. Questo arriva a sostenere il romanticone Buttafuoco, con Sciascia che probabilmente avrebbe avuto i brividi soltanto a leggere il titolo dell’attestato di stima e ammirazione di Buttafuoco verso l’ex governatore: “Addio cliché, Lombardo interpreta la Sicilia vera”.

Oggi, a distanza di poco tempo, pochissimo, quel Raffaele Lombardo che Buttafuoco adulava sui media nazionali, nella sua ultima fatica (…a crederci) si trasforma addirittura in Mastro Don Gesualdo. Noi crediamo che anche lui fatichi a crederci che l’autonomia, per esempio, sia il mare dove il pesce mafia sguazzi. Particolare che a Buttafuoco nei giorni scorsi ha fatto notare anche il magistrato Massimo Russo, ex assessore di Lombardo alla Regione, durante la presentazione del libro al centro Zo: esistono altre realtà che non sono a statuto speciale ma ordinario, che sono afflitte dalla mafia anche peggio della Sicilia (‘ndràngheta in Calabria e camorra in Campania). In altre parole, la mafia senza l’acqua dello statuto speciale si muove anche meglio. Raffaele Mastro Don Gesualdo Lombardo, certamente risentito anche dal prodotto dell’ultima fatica di Buttafuoco, intervistato da livesiciliacatania.it lo scorso 11 luglio (Come mai non ha replicato ai suoi tanti detrattori?), un messaggio chiaro l’ha mandato a chi oggi lo critica e ieri lo adulava:
“Sono troppi, la replica diverrebbe la mia professione e poi a leggerli spesso sorrido della miseria umana. Molti di loro mi scodinzolavano attorno in attesa di prebende che hanno spesso ottenuto. Tempo fa un pediatra mio grande amico mi ha regalato un saggio di Maria Rita Parsi che spiega molti dei comportamenti umani il cui titolo è “La sindrome rancorosa del beneficato”. Si tratta ovviamente di un bestseller”.

Eppure lo scrittore Alfio Caruso lo aveva ben messo in guardia, dai microfoni di Radio Radicale: “Lombardo non riesce manco a scegliersi i trombettieri!”.

Non mancano coerenza e fantasia quindi al Buttafuoco appassionato di politica, capace in meno di niente a metter da parte la tromba utilizzata in favore di Raffaele Lombardo, per poi firmare l’appello pro Claudio Fava e, infine, sostenere Nello Musumeci nella corsa alla presidenza della Regione Siciliana (poi vinta da Saro Crocetta da Gela).  

Certo però ogni tanto Pietrangelo Buttafuoco se lo ricorda (eccome se lo ricorda!) che viene da tradizioni di destra “pura”: quando presenta i suoi libri assieme ai soliti sfigati, quelli che si considerano i soli detentori delle verità storiche, filosofiche e del sapere della destra siciliana, ma poi quando si candidano, se si candidano, hanno anche difficoltà a superare non lo sbarramento ma la percentuale da prefisso telefonico: qualcuno glielo faccia notare che in politica per andare avanti ci vuole anche il consenso!


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