Politica e nuovi…pericoli, sostiene il premier albanese Edi Rama, con a fianco il Matteo nazionale: “Venite, qui non ci sono sindacati”


Pubblicato il 03 Gennaio 2015

di Domenico Stimolo

Altro che nuova alba del secolo 2000, in procinti di passare all’anno 15. Si è proprio tornati alla fine dell’ottocento, al tempo dei padroni delle ferriere e del popolo lavoratore servo.
Il “nostro” Matteo nazionale (Renzi) in visita in Albania, sul far del dì trenta dicembre, sponsorizza con grande veemenza l’ingresso dell’Albania nella Comunità Europea.
Toc. Toc…..Avanti, c’è posto per tutti!
Il premier albanese ringrazia….e lanciando il “grido di battaglia” – come raccontano le cronache d’informazione-, così proclama: “Non vorrei mettere in difficoltà Matteo dicendo agli imprenditori venite in Albania perché non ci sono i sindacati, o venite in Albania perché le tasse sono al 15 per cento. Non voglio mettere in difficoltà il mio amico, dicendo di venire qui perché i sindacati ci sono in Italia ma non in Albania”.
A sentir le suddette cronache non pare proprio che dal luogo enunciativo da parte del Compresente sia pervenuta….. pronta controdeduzione.
Il “nostro” Matteo, imperturbabile, incassa, facendo scintillare, come suo solito, un fervido giocondo sorriso. Forse, ha sentito, forte, odore di casa “sua”, come da Lui ultimamente abbondantemente propagato.
Altro che mafia e criminalità organizzate. Altro che “commercio” d’armi e droga. Altro che speculazioni finanziarie e banchieri imbellettati “ a quattro cravatte”.
Il nemico numero uno è proprio il Sindacato, lo strumento organizzato dai lavoratori, l’unico, per contrastare le “schiavitù” nei luoghi di lavoro, in difesa dei principi fondamentali della dignità umana, delle condizioni salariali, dei valori della democrazia.
Che “gran gioia ragazzi”…….. al sorgere del nuovo anno. Come già da 150 anni il pensiero fisso è sempre rivolto al dar mano libera sull’uso degli umani. I lavoratori e le lavoratrici sono belli/belle per la pubblicità, ma, da singoli. Lasciati soli nella propria “moderna” condizione robotica di sfruttamento. Di disperazione.
I mille, mille dei mille, lavoratori uccisi per la libertà nei luoghi di lavoro, si scuotono dolenti nelle loro fosse.

 


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