Politica “intelligente”: Corbelli a chi?


Pubblicato il 15 Agosto 2016

Carlo Majorana Gravina

Ho sentore che l’internazionale socialista/comunista stia schiumando rabbia a tutti i livelli, sicuramente è disorientata, confusa non potendosela prendere con altri che con se stessi per aver allevato quadri e classi dirigenti patetici e mediocri. Il quadro complessivo del pianeta è allarmante, tanto più si ricorra e faccia riferimento a questa intellighenzia appannata. Basterebbe osservare con sereno distacco le scomposte schermaglie con le quali ci stiamo avvicinando a grandi passi alle elezioni presidenziali statunitensi, zeppe di sberleffi, boccacce e, la più recente, l’istigazione al suicidio di Donald Trump che per sua/nostra fortuna fascistamente se ne frega e tira dritto: sollecitarlo a rendere pubblica la sua situazione fiscale, attualmente a suo dire sotto la lente arcigna e trinariciuta del fisco americano, porta alla constatazione che l’avversario democratico è a corto di argomenti e di programma decente e spendibile.

Del resto, visto che il candidato democratico è donna e su questo si rivendica un punto in più, perché da fimminedda si presenta col cognome del marito piuttosto che il suo? Precedenti familiari dei Rodham da nascondere, oppure questione di marketing elettorale? Sommessamente ricordo che i due candidati sono in campagna elettorale e ciascuno ha il diritto/dovere di usare i mezzi che ritiene più opportuni. Non dico che tutto quello che dice Trump è oro colato e, personalmente, mi sarei astenuto da molte sue affermazioni coraggiose, ma la reazione del’avversario ingenera il sospetto che forse il candidato repubblicano dica ciò che l’elettore statunitense vuole sentir dire. Questo modo tutto socialista/comunista di sguainare la matita rossa e blu e correggere i compiti altrui può celare in mancanza di linea e argomenti, paura di perdere: l’unico titolato a brandire tale matita è l’elettore.

Diffiderei degli echi che arrivano da oltreoceano, mentre è un dato che il presidente USA a fine mandato Obama non ha mantenuto gli impegni assunti davanti agli elettori (Guantanamo, per esempio) e scompaginato gli equilibri geopolitici del pianeta, parlandosi addosso con demagogia ancor quando ormai era insediato alla Casa Bianca, dando l’impressione di assistere all’esibizione di un rapper. Ogni considerazione sulle sue entrate a gamba tesa nell’attuale competizione elettorale si commenta da sé.

trump

Leggo sul “24ore” del 14 agosto un “fondo” di Luca Ricolfi nel quale viene definito populismo tutto ciò che proviene da Trump. A parte il fatto che uno con quel cognome dovrebbe essere più prudente (sul Devoto Oli coffa, dall’arabo quffa, significa corbello) per non farsi dire di essere un doppio corbello, populismo (è sempre il Devoto Oli che parla) è il movimento politico-culturale russo, sviluppato tra il XIX e il XX secolo, che propugnava una sorta di socialismo rurale; altrimenti, qualsiasi movimento socialistoide diretto all’esaltazione demagogica delle classi popolari: quello che fanno da sempre i socialisti/comunisti.

Guardando un po’ oltre Ricolfi, che avverte sul pericolo dei populismi europei, preoccupa il deficit di classe dirigente politica di tutto il pianeta.

L’unico capo di stato lucido e pragmatico in carica sembrerebbe Vladimir Putin, ma anche su di lui faccio un po’ di tara. Pur considerando la vastità degli interessi in gioco per la quale è indotto a mosse prudenti, torpide e frammentarie nella consapevolezza comune che ogni uomo di potere e di governo qualcosa deve inventare e fare per non essere sorpresi impreparati, ritengo che il presidente russo si muova su una logica sbagliata. A sua volta l’Europa mostra uno straordinario coefficiente di disordine, inettitudine, approssimazione. Il pianeta è in balia di spregiudicati ricattatori che debbono portare il loro gioco sino alle estreme conseguenze perché rischiano la pelle: realmente e metaforicamente.

Nessuno si può chiamare fuori da questo pasticcio globalizzato e globale: poco più di un decennio fa l’equilibrio politico del pianeta è stato a portata di mano; purtroppo se lo sono fatto sfuggire di mano tutti.

L’internazionale socialista/comunista di cui sopra ha responsabilità gravissime e deve constatare che demolire è più facile di costruire. La loro invadente presupponenza intellettuale e culturale muove media e accademia inconcludentemente facendo guasti incomprensibili e insopportabili: la loro logica abituale del tanto peggio tanto meglio oggi non può funzionare. Le emergenze planetari, non più solo esigenze, obbliga a decidere e agire in fretta con una classe politica dirigente migliore e capace.


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