Politica, Osservatorio Internazionale: offlimits Dardanelli


Pubblicato il 17 Marzo 2017

Carlo Majorana Gravina

Quando andavo a scuola la Geografia diceva che l’Europa a sudest terminava ai Dardanelli. Dopo era Asia.

La pannellata di estendere il territorio europeo con “l’annessione” di Israele e Turchia già non convinceva al suo esordio. Ne parlavamo, concordi, con il compianto Luigi Giusso, docente universitario ex sindaco di Catania presidente di Italia Nostra e del Movimento Federalista Europeo, che ironizzava sarcastico sul proposto “embrasson nous”. Per noi, liberali inossidabili, si poteva benissimo, anzi si doveva, essere dialoganti se non addirittura alleati, ma non capivamo la ratio di un’inclusione ennesima nel compendio multiproblematico europeo che già allora non aveva bisogno del trans-nazionalismo di Pannella. La Turchia, membro NATO, dopo Atatürk, sarebbe stata da fuori, naturalmente, filoeuropea: una che peculiarità che le conferì un connotato politico quanto meno interessante e moderno.

Molti cittadini del “Bel Paese che “Appennin parte, il mar circonda e l’Alpe” ignorano la morfologia geografica della porzione di territorio europeo del sudest sino ai Dardanelli, per la quale Curdi e Armeni subiscono da secoli le mire espansionistiche islamico-turche sino alla diaspora e genocidio armeno (1915-16), contrastate per buona parte del secolo scorso dal blocco sovietico e riprese alla sua dissoluzione. Si tratta di territori che hanno una continuità e contiguità per la quale, nei secoli, vi fu l’avanzata musulmana di Solimano il Magnifico culminata con l’assedio e poi la battaglia di Vienna (1529, 1683), l’invasione polacca della Russia (1605-18) poi respinta dal granducato di Mosca che di lì prese in mano le sorti della nazione stabilendo l’impero degli Czar, vicende melo-narrate felicemente daModest Petrovič Musorgskij in Boris Godunov. Ma veniamo all’oggi.

Il ghignante feroce islamismo Isis, o quello paludato formalmente legittimato di Erdogan, ci riportano alla dichiarazione fatta tempo fa da uno di loro: “vi conquisteremo con le vostre leggi; vi domineremo con le nostre leggi”.

Di questo, nei fatti, si sono accorti Belgio, Olanda e Germania mettendo paletti alla propaganda referendaria turca che ambisce sceneggiare e legittimare un ulteriore arretramento democratico chiamando i propri cittadini alle urne. La rabbia del presidente turco, che annuncia ritorsioni, è quella del bambino scoperto con “le mani nel vasetto della marmellata”. Mandare esponenti del proprio governo a fare propaganda all’estero, in nazioni chiamate alle urne per il rinnovo dei parlamenti e dei governi mostra il desiderio di estendere la propria influenza nel cuore dell’Europa.

Un progetto che si coniuga al presente e al futuro con le comunità islamiche istallate nei territori nazionali delle ex potenze coloniali e l’invasione stracciona che affligge l’Europa mediterranea e balcanica, i bilanci pubblici e le risorse umane.

Le situazioni politiche dei sedicenti stati islamici e afro-asiatici sono poco democratiche e ben diverse da quelle delle civiltà occidentali. Come ebbe a dire Tony Blair nell’immediatezza dell’attentato alla metropolitana di Londra (luglio 2005) “dobbiamo rivedere i trattati internazionali sui diritti umani”. Aggiungo: rivendichiamo la superiorità dell’Occidente liberale e ridisegniamo gli schemi operativi delle Nazioni Unite; il Primo Ministro britannico dell’epoca lo percepì e dichiarò a sessant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale; sono passati altri dodici anni gestiti da una classe politica decisamente modesta. Prendiamone atto e diamoci una smossa.

Quando i “turchi” furono sconfitti alle porte di Vienna, nell’euforia generale, un fornaio inventò un croissant a forma di mezza luna farcito, of course, di marmellata di albicocche a significare “noi i turchi ce li mangiamo”: era nato il cornetto.


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