Politica Piddì alla Villa: una domenica di Festa da “famiglia perbene”


Pubblicato il 28 Agosto 2016

di iena orfana marco benanti

Oggi pomeriggio, dopo il pranzo domenicale, si vedranno tutti assieme. Come le buone famiglie di una volta. Quelle “giuste”, quelle dove non si rutta e si parla a bassa voce. E si dice che ci si vuole bene: il “rispetto” prima di tutto. Gente di rispetto, insomma.

Alla Villa Bellini, nel primo giorno della “grande festa” della Nazione, tradotto il Pd per il Sì al referendum sulla controCostituzione (ma di sinistra), arriveranno loro, i “buoni”. Che però si odiano. Come accade in tutte le “famiglie perbene” al netto dell’ipocrisia. Prima di tutto: ci saranno loro, Saretto Crocetta e Enzuccio Bianco. I due non si possono vedere: ma si abbracceranno, perché la “famiglia democratica” viene prima di tutto.

Attorno a loro ci saranno i loro uomini: stretti attorno al capo, stretti al loro futuro. Perché senza il capo, non c’è futuro. Uno su tutti, che non in pochi vorrebbero presidente della Festa: Francesco Marano, il presidente del comitato organizzatore della Festa della Santa Patrona S.Agata. Sempre Feste sono.

Dietro questi uomini ci saranno i “cooptati” e i “cooptandi”: i beneficiati di tutte le età e quelli che…aspirano. A diventare “cooptato”. Insomma, un piccolo grande “ufficio di collocamento”.

Su di loro i capi venuti da Roma: il presidente nazionale del Pd Matteo Orfini, la vice segretaria nazionale del partito, nonché presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani.

Poi ci sarà il  segretario regionale del Pd. Non ci ricordiamo il nome, ce lo faremo dire oggi pomeriggio.

Chi potrebbe fare da cornice ancora? Sicuramente il “giovane” Giuseppe Berretta, che, messo nel cassetto qualche velleità di rappresentare una vera alternativa (qualcuno c’aveva creduto), è tornato a fare quello che sa fare meglio: partecipare alle manifestazioni dei suoi “avversari”.

Ci dovrebbe essere anche un altro “giovane”: Luca Sammartino. Dopo avere preso “sberle(politiche)” in serie da Bianco, è ancora lì a sostenerlo, magari con il “maldipancia”. Ogni tanto lancia “messaggi di insofferenza” più o meno acuta, poi torna…all’ “ovile”. Fra due anni, quando la giunta Bianco avrà quasi completato la sua opera di affossamento della città, Sammartino potrebbe ridare il suo appoggio a Bianco, candidato bis di una realtà in “coma profondo”. In nome del “cambiamento”…dei “giovani”.

Vedremo sicuramente anche Anthony Barbagallo,il più intelligente, il più capace e per questo anche il più coinvolto nel disastro Pd. Barbagallo si “salverà” in ogni caso, è di un altro livello. E lui lo sa. Coinvolto due volte.

Attendiamo di guardare in faccia anche il “giovane” del “centrosinistra sociale”, quel Giovanni Burtone, sempre molto apprezzato dagli “ammuccalapuni” della sinistra catanese.

E poi non mancherà certamente il “quartetto Cetra” del sindacato-partito politico-famiglia: Angelo Villari, Concetta Raia, Luisa Albanella, Giacomo Rota. Altro caso di “sinistra sociale”, altro caso di “circonvenzione d’incapace” per chi ci crede.

Attorno a loro, la solita messe di questuanti, i voltagabbana di sempre, i burattini in giacca e cravatta, i ricercatori di sistemazione (“democratica” s’intende, non “politico-clientelare-mafiosa” come accade per il centrodestra). Poi, magari spunterà qualche giornalista con incarico abusivo, ma che non fa scandalo: a Catania le regole sono rispettate secondo il modello della Bolivia, con una magistratura che pare sempre all’altezza, della Bolivia appunto.

In serata, poi, non mancate per rivedere e magari toccare l’on. Michela Giuffrida, ovvero la “S.Agata in decoltè”. Evento Unico nel genere: “cosa non si fa per la famiglia”. Con lei, a parlare del “Sud che riparte”, anche Vito Riggio. Che, in un paese normale, dovrebbe ripartire: per la pensione.

Per finire, grande concerto di apertura del “Museo Egizio”, ovvero Patty Prato sul palco.

Per adesso, abbiamo concluso: in questi giorni torneremo. A raccontarvi ancora della “grande famiglia”, “perbene” e “democratica” chiamata Piddì.

 


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