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Qultura ed Evasione (dalla Legge), romanzetto senza alcun senso: “Giallo a Palazzo”
Pubblicato il 08 Agosto 2015
Comincia il nostro saggio d’estate, una sgradevole produzione di un nostro sostenitore…
Per ienesicule il Conte Attilio
Il suo sguardo era sempre serio. Infatti, era assolutamente anonimo.
Una vita complicata, sempre al limite fra “vado bene” oggi e “bisogna cambiare” domani. E come accade a chi conduce vite simili, la “sorpresa” era dietro l’angolo. Mai cercata, però, mai voluta veramente (anche perché bisognava volerla davvero una cosa, e questo era stato sempre un problema), al massimo anelata: così la sua esistenza tirava dal solito lato, quello dell’ovvio. Un “rivoluzionario” quotidiano. Che produceva fremiti d’altura, come un grande sbadiglio, ricco dell’indimenticabile odore di alimenti vegeteriani ingurgitati da poco.
Insomma, per Rosa L’Ussemburgo la vita era complicata, talmente complicata da risultare soporifera. In questo indomabile fremito esistenziale, ne poteva vedere di ogni tipo. E colore: dal bianco, al bianco. Dal giallo intestinale al giallo canarino. Un’escalation di gioia di vivere, che contagiava il suo piccolo infinito mondo antico e rivoluzionario: un contaggio collettivo, insomma, che Rosa non sapeva governare. Tanto era irrefrenabile.
In questo fascinoso quadro, si aggiravano attorno a lei, personaggi di ogni risma (comprese le fotocopie). Uno era alto, slanciato e pieno di speranze: addirittura diceva, spesso, la verità. Era il più immaturo della situazione. Che….


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