Santoro, il libro intervista a Maurizio Avola: dice “La voce di Pasquino” che…


Pubblicato il 03 Maggio 2021

l libro di Santoro che raccoglie le confessioni di Maurizio Avola di certo ha il merito di smuovere le acque limacciose e stagnanti del dibattito su Cosa Nostra.
Diciamocelo chiaramente: molte fandonie sono state dette su Cosa Nostra e sono state spacciate per verità assolute; molti teoremi sono stati costruiti su definizioni sul fenomeno che avevano più buchi della groviera, ma sono stati assunti come verità bibliche perchè strumentali a certi interessi politici.
Avola rivela che nella strage di via D’amelio vi era l’assenza dello Stato, vi era l’assenza dei “ servizi”, vi era l’assenza di tutto ciò che non fosse Cosa Nostra. Sarà vero?
Chi afferma che Cosa Nostra possa tollerare un potere superiore ad essa e porsi al servizio di questo potere o di qualcuno che lo rappresenti, afferma apertamente di non conoscerla minimamente.
Cosa Nostra non ha livelli, ma come affermò Giovanni Falcone ha evoluzioni. L’immagine di un Totò Riina che avrebbe preso ordini o consigli da qualcun’altro mi fa sorridere davvero; l’idea che Cosa Nostra oggi si è evoluta in qualcosa di più articolato di più manageriale di una organizzazione che mirava solo al controllo del territorio e all’esercizio della violenza mi convince davvero tanto.
Mi sono posto già da tempo la stessa domanda di Santoro: dov’è finita quella organizzazione che fatturava più di molti Stati messi assieme, che dichiarò guerra allo Stato Italiano, che mieteva migliaia di vittime e che ha avuto un ruolo fondamentale nella scena geopolitica del mondo?
Prima di esprimere una mia opinione, vorrei soffermarmi su alcuni tratti significativi di Cosa Nostra. Se non lo facessi, rischierei di rendere opaca la mia versione.
Cosa Nostra è un sistema di potere che attraverso l’organizzazione, la verticalizzazione dei ruoli e l’uso della violenza controlla un territorio al fine di ricavarne utili e dominio.
Essa si fa Stato con i suoi regolamenti, i suoi tribunali e i suoi strumenti esecutivi.
Ciò esclude il suo riconoscimento di un altro Stato sul suo territorio, le leggi e il potere di quello Stato.
Cosa Nostra, sia chiaro, non tende a subire un altro potere , semmai lo condiziona.
Riina dichiara guerra allo Stato italiano quando capisce che non può più condizionarlo grazie al lavoro di alcuni devoti servitori di quello Stato.
Non si mette al servizio di qualcuno per favorirlo in qualcosa perché sa di avere un potere di controllo, penetrazione e persuasione molto forte, molto più forte di quello dello Stato che lui decide di trascinare in guerra.
E quando la sua azione di guerra allo Stato italiano si fa più incisiva e più forte? Quando percepisce la debolezza dell’altro, i suoi cedimenti, le sue debolezze.
Sono sempre più convinto, pertanto, che a decidere la strage di via D’amelio sia stata solo Cosa Nostra, eseguita da elementi di Cosa Nostra per portare a termine una strategia pensata da Cosa Nostra.
E la stessa Cosa Nostra capisce di avere perso la guerra non per la repressione dura dello Stato, chi pensa questo non conosce la sua capacità di resilienza. Cosa Nostra capisce di aver perso durante i funerali di Falcone e Borsellino, quando ha constatato la reazione di dissenso della gente, l’indignazione di coloro che fino a quel momento le avevano offerto tacita accettazione o complicità, quando ha capito che da quel momento non avrebbe più goduto di nessun tipo di omertà, fosse essa coatta, degradata o spuria. La corposa ed emozionale partecipazione dei cittadini era una dissociazione che avrebbe minato il territorio, che avrebbe rotto quella sorta di condizionamento culturale, quella convivenza che si reggeva su un patto che faceva leva su alcuni valori deformati della società siciliana.
Vi pare possibile che Cosa Nostra per compiacere qualcosa o qualcuno abbia fatto la strage?
E torniamo alla domanda mia e di Santoro: dove è finita Cosa Nostra? La strategia stragista ha determinato una rottura con la società siciliana, e una sconfitta nella guerra con lo Stato Italiano. Ogni sconfitta esige un cambiamento di paradigma. Non era più possibile pensare nello stesso modo le strategie future e la sua stessa esistenza.
Ed ecco ritornare la sua capacità di resilienza. La forza di Cosa Nostra non sta solo nel suo potere di dissimulazione e di persuasione, ma nella sua capacità di adattamento, di assecondare i tempi, di rinnovarsi prima ancora che lo facciano gli Stati e le società civile.
Essa ha la capacità di evolversi in modo parallelo nelle due sfere, quella legale e quella illegale, spostando i guadagni e mutuando i modi di gestione. La mafia ha anticipato di anni la globalizzazione nei flussi migratori e nelle delocalizzazioni. L’apertura dei mercati internazionali, la liberalizzazione su scala planetaria con l’abbattimento di barriere politiche, la facilità di spostamenti di merci e capitali, hanno permesso a Cosa Nostra di compiere il salto dalla marginalità alla centralità. Oggi il suo territorio si è allargato incommensurabilmente, e il mafioso ,smessi gli abiti del violento e dell’arrogante, ha indossato il doppio petto del manager, siede nei consigli di amministrazione di grosse banche di affari e di importanti aziende internazionali, parla diverse lingue e partecipa direttamente alla vita politica.
Eccola l’evoluzione, il cambiamento.
Cosa Nostra si è sciolta in quella globalizzazione che ha anticipato, in quel liberismo che ha sempre caldeggiato, in quel capitalismo in cui ha sempre creduto.
Diceva Chinnici: “ Seguite i soldi se volete capire dov’è la mafia”.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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