Scomparsa di Simona Floridia: le ultime su un “mistero” che rischia di distruggere una vita


di iena marco benanti

Da un lato il dolore indicibile di una famiglia privata di una figlia, dall’altra il rischio di “distruggere” una vita con un ergastolo che appare già adesso privo di concrete e puntuali conferme processuali.

La vicenda di Simona Floridia, scomparsa dal settembre del 1992, continua a suscitare reazioni contrastanti: tutto è rimesso ad una Corte d’Assise che dovrà decidere sulla colpevolezza o meno dell’imputato Andrea Bellia, oggi 45enne, con una famiglia e una vita completamente diversa da quella di 26 anni. Per l’accusa sarebbe stato lui ad uccidere Simona: contesto generale quello di Caltagirone, grosso centro di provincia del catanese, teatro di questa vicenda terribile per tanti aspetti, fra comitive di ragazzi, piccole o grandi gelosie presunte o reali, legami che vanno e che vengono, famiglie in ansia o distrutte e tanta voglia di verità. Che non significa un colpevole qualunque e a qualunque costo. Ma questo lo sanno anche a Palazzo di Giustizia di Catania, dove da anni si svolge il processo, interessante anche per gli “scontri dialettici” fra Difesa e Accusa, pardon fra Difesa e Presidente del Collegio, nella persona di Sebastiano Mignemi.

E su tutto ancora il fattore tempo.

Già perché quello che si svolge in Corte d’Assise a Catania è un processo -per omicidio premeditato- ad un uomo dopo 26 anni. Il buon senso vorrebbe magari che a quasi 30 anni dai fatti fare un processo ed accusare siano azioni non semplici, ma questo passa la giustizia in Italia.

E che dire di una vicenda riaperta, dopo un quarto di secolo(!) dall’archiviazione: tutto per una telefonata saltata fuori fra un amico di Bellia e una ragazza (all’epoca dei fatti, successivamente la moglie). In quel colloquio Bellia avrebbe rivelato all’amico di essere stato lui ad uccidere Simona: conferma arrivata anche in sede di incidente probatorio. Ma Bellia afferma la sua innocenza. L’afferma con la forza della disperazione, si direbbe. Ma ancora il processo è tutto da vedere. E da seguire. Perchè di cose opache o peggio ce ne sono non poche.

Nelle ultime udienze sono arrivate le testimonianze di persone qualificate che hanno con le loro affermazioni rischiano davvero di mettere in crisi l’impianto accusatorio: Concetta La Rosa e Francesca Reale, già avvocato, hanno riferito alla Corte di avere visto Simona la mattina del giorno in cui si sparse la voce della sua scomparsa. Non solo, Salvatore Bellia, fratello dell’imputato, anche lui avvocato ha fra l’altro riferito di aver sentito Simona parlare del suo “rapporto burrascoso col papà, con la mamma…che ha detto anche più di una volta che se ne sarebbe andata, prima o poi, da casa…” Anche altri testi, come Giacomo Cinnirella, hanno riferito di aver visto Simona Floridia qualche giorno dopo la presunta scomparsa.
Certo, resta la tragedia di una famiglia che vorrebbe sapere la verità: legittimo, ci mancherebbe. Anche perché il corpo della ragazza non si è mai trovato. Che sorte è toccata alla giovane Simona? Che cosa accadde in quel tempo, in quel di Caltagirone?

Ma cosa è accaduto davvero quella sera, il 16 settembre del 1992: secondo l’Accusa, Bellia dopo un giro in Vespa avrebbe, al culmine di un litigio, gettato da un dirupo Simona. Secondo la Difesa, invece, Bellia avrebbe, dopo un giro, riaccompagnato la ragazza in centro, vicino ad un bar e poi non l’avrebbe più rivista.
Vedremo cosa accadrà il 14 novembre, quando è previsto il confronto fra l’imputato e l’amico che al telefono avrebbe avuto la “rivelazione” fatale. La “prova regina”? Certo per un ergastolo ci vorrebbe ben altro: ma siamo fiduciosi che lo Stato di diritto prevarrà anche stavolta.


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