Sicilia, qual e’ il vero Raffaele Lombardo? In un processo è accusato di aver aiutato la ‘Safab’, nell’altro di averla addirittura boicottata


Pubblicato il 14 Giugno 2012

di Fabio Cantarella, iena delle iene

Non v’è dubbio che il fatto nuovo emerso stamani nel corso del processo per reato elettorale a carico dei fratelli Angelo e Raffaele Lombardo è che i due esponenti politici del Movimento per l’Autonomia, il primo deputato nazionale e il secondo governatore di Sicilia, non avrebbero favorito la ‘Safab’ che a loro si sarebbe rivolta per ottenere le autorizzazioni necessarie a realizzare degli alloggi per i militari americani, ma l’avrebbero addirittura boicottata. Un fatto di una rilevanza processuale enorme, considerato che sulla vicenda della ‘Safab’ si appoggia per gran parte l’impianto accusatorio dell’altro procedimento penale, quello sorto dall’imputazione coatta disposta dal Gip di Catania, Luigi Barone, che aveva ritenuto di non condividere la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura della Repubblica. Nel provvedimento emesso dal dott. Barone, infatti, il presunto sostegno dei fratelli Lombardo alla ‘Safab’ riveste un ruolo chiave a sostegno della richiesta d’imputazione coatta per concorso esterno, adesso al vaglio del Gup, Marina Rizza.

Il maggiore Lucio Arcidiacono, preparato ufficiale del Ros, ha infatti rivelato in aula come nei fatti il governatore di Sicilia, Raffaele Lombardo, avrebbe addirittura ostacolato le aspirazioni della ‘Safab’. Una dichiarazione che ha suscitato una dura presa di posizione del legale, insieme al professor Guido Ziccone, del governatore, l’avv. Alessandro Benedetti, del foro di Palermo, che ha evidenziato come: “dopo che per il Presidente Lombardo, dal giudice dottor Luigi Barone, è stata imposta l’imputazione coatta ai pubblici ministeri che avevano invece chiesto l’archiviazione e tale imputazione coatta è stata imposta perché lui avrebbe aiutato la ‘Safab’, oggi scopriamo che, invece, l’ipotesi accusatoria è completamente cambiata, anzi ribaltata e che il presidente Lombardo, tramite non si sa chi, avrebbe penalizzato ingiustamente la ‘Safab’ per aiutare un’altra ditta che avrebbe dovuto costruire questo complesso edificatorio in un altro terreno. Questo – ha concluso il penalista – ritengo che sia un fatto estremamente grave che mistifica i fatti veritificatisi. Un fatto gravissimo”.

Una novità che lo stesso presidente della Regione Siciliana ha commentato amareggiato: “E’ incredibile la giravolta effettuata sul caso dell’impresa Safab che era il pilastro dell’imputazione coatta contro di me disposta dal Giudice per le indagini preliminari, Luigi Barone, che nel suo provvedimento riteneva che io avessi favorito la suddetta impresa nel progetto di realizzazione di alcuni alloggi per i militari americani. Ipotesi -ha aggiunto Raffaele Lombardo- che già di per sé non si reggeva in piedi perché alla fine la Safab non ottenne la necessaria autorizzazione da parte del Genio civile di Catania a realizzare l’opera nonostante sia l’assessore regionale al Terristorio e Ambiente, Rossana Interlandi, che il capo del Genio civile di Catania fossero persone a me vicine. Oggi, l’elucubrazione del maggiore dei Ros arriva addirittura a farci sapere che io avrei al contrario ostacolato la Safab e avuto interesse a far costruire lo stesso villaggio nel territorio di Lentini, esattamente in contrada Xirumi, in una proprietà dell’editore del quotidiano ‘La Sicilia’, Mario Ciancio, d’accordo con l’allora sindaco di Lentini, il magistrato, Nello Neri, eletto in An e poi transitato in Mpa. L’interesse sarebbe legato al fatto che a costruire il centro in questione questa volta sarebbe intervenuto il gruppo Maltauro che si sarebbe avvalso della ditta Basilotta: due processi, due versioni opposte”.

Una polemica che è destinata a ripresentarsi con forza nei prossimi giorni. Infatti, da quel poco che abbiamo potuto carpire oggi in Tribunale, quello della ‘Safab’ costituisce un elemento sul quale la difesa del governatore Raffaele Lombardo è pronta a dare battaglia, probabilmente già con una memoria che sarà presentata davanti al Giudice dell’udienza preliminare che cura l’altro procedimento penale parallelo scaturito dall’imputazione coatta disposta dal Gip di Catania, Luigi Barone.


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