Tragicommedia italica


Pubblicato il 04 Giugno 2020

In tanti casi nel Belpaese la tragedia più cupa può trasformarsi in farsa grottesca. Cerchiamo di imitare gli altri Paesi in modo suggestivo e visionario per tentare virtuosismi e buonismi mettendo maschere più che mascherine per nascondere difetti e vizi atavici. Siamo sempre fermi  all’autobiografia e siamo stati mai capaci di difendere e valorizzare le menti eccelse, anzi spesso non vedevano l’ora che scomparissero per via di quelle ricette che ci propinavano. Ricordo che il grande sardo incarcerato dal tribunale del fascio citò nei suoi quaderni dell’americanismo non disprezzandolo anzi implicitamente esprimendo un valore positivo. Al punto che il “migliore”, esule ben sistemato e controllato con colbacco in testa, non fece granché per fare uscire il povero pensatore che morì malato di stenti e sofferenze. Meglio avere martiri da celebrare che idealisti che dettano la linea da seguire.

Ora, appunto nel giorno in cui festeggiamo il regime della libertà, non possiamo dimenticare quella bella amnistia del guardasigilli ” ercoli” che consentì ai boiardi di stato di restare indenni ai loro posti, senza rinnovare l’apparato burocratico di imbelli personaggi fedeli al dux. Mentre noi oggi ripensiamo alla parabola peninsulare di questo culto del trasformismo anche dopo il venticinqueaprile quando tanti seguaci del truce dittatore diventarono iscritti nella falce e martello o nello scudo crociato, confermando che essere voltagabbana è una malattia antica dall’unità nazionale e a tutt’oggi. Non possiamo farci nulla siamo adusi a cambiare casacca nel giro di poco, basta un battuto di ciglio siamo pronti a saltare il fosso, purtroppo non possediamo un’etica razionale lucida  o un pensiero coerente saldo , ma, in compenso abbiamo tanto istinto felino per un simultaneo e volubile opportunismo. Ognuno è un atomo in mezzo all’universo mare per salvare le penne se non la pelle. Anche il buon Francesco l’ha capito e ha detto  uscendo dal suo pietismo caritatevole e pietoso, indossando il saio del realismo, che possiamo uscire migliori ma anche peggiori dalla  post fifa.

Appunto in questi giorni noto con baldanza il litigio da oracoli tra gli esperti invitati a getto continuo, sempre a dire la propria oggi, persino, sulle questioni del potere, della polis, della civis. Sarebbe ora di operare  un lookdown verbale, stabilire un confinamento precauzionale, per tante dilaganti apparizioni. Ma la colpa ahinoi non è loro. Il vuoto assoluto di  un conformismo informativo costringe a riempire i palinsesti con  questi profeti di ventura o di sventura che con una dose di compiacimento disquisiscono del virus corona. Ne vedremo delle belle ancora tra catastrofisti e negazionisti che stanno arruolando le truppe sparse dell’imbecillita peninsulare  e che si preparano ad uno scontro tra titani.


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