Antimafia e “Rotture”: Don Ciotti si raccomandi a Cuffaro


Pubblicato il 02 Dicembre 2015

di marco pitrella

“Rottura del rapporto di fiducia”, l’sms che da Don Luigi Ciotti, che dell’Associazione Libera è presidente, è stato inviato. Franco La Torre, figlio del dirigente comunista Pio ucciso dalla mafia nel 1982 ne è il destinatario. “Antimafia di convenienza, schermo d’interessi indicibili” è, in estrema sintesi, il peccato di cui si sarebbe macchiato “La Torre figlio” nei confronti di Libera da cui le dimissioni da componente del consiglio di presidenza (è stato il sesto dirigente a mollare in pochi mesi!) sono state l’epilogo.

Tanto gentile e tanto onesto pare Franco che l’illustre cognome non ha preceduto dal titolo di “On.” (ved. Claudio Fava, ved. Rita Borsellino, ved. Nando Dalla Chiesa).  

La Torre, ha lamentato una deriva autoritaria della classe dirigente di Libera… se, della legalllità, Don Ciotti non vuol essere il Don Mazzi a Cuffaro, che il 12 dicembre uscirà da Rebibbia, dovrebbe “raccomandarsi”.

La credibilità è ormai perduta e l’infamia di cui Cuffaro è stato macchiato è del tutto sbiadita.  

S’è sgretolato l’altare della doppia morale su cui chierichetti che “ministrando” a missa cantata dell’antimaffffia hanno intonato il “noi siamo diversi”. Diversi da chi? è stata la sempiterna denuncia, ridotta a lamento, di coloro che all’Isola dei buoni da un lato & i cattivi dall’altro non hanno creduto.

Perché mafiosi – diceva Pippo Fava – lo siamo tutti.

Se la politica è scambio, accordi, trattativa, zona grigia della ragion di Stato dove Caino non si tocca,  la società civile nel grigio ci sta dentro.

E lo si chiami omertoso quel “silenzio assordante” di Libera sul giudice Saguto&Co. il cui potere nella gestione dei beni confiscati nulla di terzo e imparziale ha avuto… del resto, più temibile del giudizio divino c’è solo la legge politicamente amministrata in nome del popolo italiano.

E’ capitolata anche la “Sicilia bene”, che ghiotta di clientele a sinistra, del Cuffarismo nutriva l’ipocrita sdegno borghese.

Ma Totò, che fra tutti era il migliore, dell’esser cuffariano ne fece un gran vezzo e ai tanti Sciuscià, Santoro & Ruotolo, ad ogni occasione rendeva Giufà.

Dunque, si raccomandi a Cuffaro Don Ciotti… di certo Totò al mafiosissimo baciamo le mani degli uomini d’onore preferirà, al loro incontro, porgere l’altra guancia per il più sicilianissimo dei “vasa vasa.”

 

 


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